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Gps sull’auto, denunciato per stalking: “Era per il cane”

Un 61enne, accusato di atti persecutori verso una 45enne, ha fornito una versione totalmente differente dei fatti contestati. La sentenza il prossimo gennaio.

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(red.) La storia è alquanto curiosa, almeno se si affiancano le versioni raccontate dalla (presunta) vittima di stalking e dal (presunto) persecutore.
Sembrerebbe la sceneggiatura di un film nel quale o la donna che denuncia è incorsa in un clamoroso equivoco, oppure l’accusato è un abile quanto spavaldo mentitore.

I fatti risalgono al 2017 quando una 45enne residente in città si è presentata dai carabinieri per denunciare di essere vittima di atti persecutori da parte di un uomo, a lei sconosciuto, che compariva nei medesimi luoghi ed orari in cui lei stessa si trovava. Troppe volte per essere solo una coincidenza, secondo la presunta vittima, che ha così trascinato in aula un 61enne, ex addetto alle pubbliche relazioni per alcuni locali, ed ora nel settore della vendita di aspirapolveri.

Dopo la deposizione della presunta vittima di stalking, avvenuta sei mesi fa, mercoledì è stata la volta dell’accusato, che ha dato la propria versione dei fatti: lui stesso non conosceva la signora e i luoghi frequentati dalla 45enne erano, per una serie di motivazioni (la stessa scuola frequentata dai figli di entrambi, la presenza di un negozio di famiglia nei luoghi dove la signora era solita recarsi abitualmente, la residenza in un’abitazione del centro dove la 45enne avrebbe incrociato l’uomo più volte), del tutto fortuite.

E sul Gps trovato sull’auto della signora il 61enne ha dato una sua versione dei fatti: il dispositivo di tracciamento era stato posto sulla pettorina del guinzaglio del suo cane, un levriero. Un giorno, scendendo dall’auto, parcheggiata in doppia fila, l’uomo avrebbe fatto cadere le chiavi per recuperare le quali avrebbe utilizzato il guinzaglio stesso dal quale si sarebbe staccata una parte del dispositivo, una calamita, finita poi così sulla vettura della donna che avrebbe scoperto la presenza dell’apparecchio portando l’autovettura da un meccanico, dopo avere visto il misterioso “persecutore” armeggiare attorno alla sua vettura.

Il processo è stato aggiornato al prossimo 12 gennaio con la sentenza.

 

 

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