Quantcast

Processo Bozzoli, il testimone “Abu” cambia gli orari

Nel processo per la morte dell'imprenditore di Marcheno, uno degli operai, presente la sera della scomparsa, sposta in avanti l'orario dell'ultimo avvistamento di Mario, diversamente da quanto sostenuto dagli inquirenti.

Più informazioni su

    (red.) Colpo di scena nel processo per la morte di Mario Bozzoli, l’imprenditore di Marcheno (Brescia) scomparso l’8 ottobre del 2015 dalla fonderia di cui era contitolare con il fratello Adelio, padre di Giacomo, il nipote, unico imputato per l’omicidio dello zio.

    In aula è stata ascoltata, mercoledì mattina, la testimonianza di Aboagye Akwasi soprannominato Abu, uno degli operai della fonderia che era presente in fabbrica la sera della scomparsa di Mario Bozzoli. L’addetto ha dichiarato che l’ultima volta che ha visto il contitolare “erano le 19.30”,  una sicurezza che gli deriverebbe dal fatto che aveva “l’orologio sulla ruspa che guidavo in quel momento e anche il cellulare che ho sempre con me”.

    Due quindi le versione contrapposte: da una parte gli inquirenti, secondo i quali Mario Bozzoli sarebbe stato ucciso tra le 19.13 e le 19.24, dall’altra il testimone che  sposta le lancette dell’orologio in avanti, in contrapposizione anche con quanto dichiarato dall’ex comandante dei Ros di Brescia Amleto Comincini, secondo cui la finestra temporale del presunto omicidio è tra le 19.13 e le 19.24 , ovvero tra l’ultima telefonata di Bozzoli alla moglie (19.13) e la chiamata che Giacomo Bozzoli fa alla compagna, alle 19,25. L’imputato avrebbe poi preso l’auto alle 19,33, facendo rientro dieci minuti dopo e uscendo nuovamente alle 19,55. Gli orari delle telecamere erano avanti di 7 minuti, mentre la timbratrice degli operai era indietro di 5.

    Una testimonianza che in qualche modo mette in crisi il castello accusatorio della Procura che vede come unico imputato Giacomo Bozzoli, accusato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e distruzione di cadavere. Accuse respinte dal padre Adelio, fratello dello scomparso Mario, che, in aula nella precedente seduta, ha negato vi fossero disaccordi tra il figlio e suo fratello, quei presunti “dissidi familiari” che hanno portato la cognata (moglie di Mario) a puntare il dito sul nipote.

     

     

     

    Più informazioni su

    Commenti

    L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di QuiBrescia, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.