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Delitto di Milzano, “corto circuito” da gelosia

Secondo lo psichiatra della difesa, Gianluca Lupi, che l'8 maggio 20202 uccise la moglie Zsuzsanna Mailat, l'uomo sarebbe stato afflitto da "un vizio parziale di mente" al momento dell'omicidio.

(red.)  “Un vizio parziale di mente”. Queste le conclusioni dello psichiatra Giuseppe Rossi, consulente della difesa nel processo per l’omicidio di Zsuzsanna Mailat, 39enne uccisa a coltellate l’8 maggio del 2020 dal compagno Gianluca Lupi, 41 anni, con il quale aveva avuto tre figli e dal quale si stava separando.
Per lo specialista l’imputato era incapace di volere al momento del fatto. La gelosia morbosa che l’uomo aveva manifestato nei confronti della moglie era scattata dopo avere vista la donna in pizzeria, in compagnia di un uomo.

A questa si era aggiunto il timore di perdere i bambini, poichè “Susy”, di origini rumene, aveva chiesto la separazione. E, a ciò, si aggiunge il periodo di lockdown, che avrebbe acuito i conflitti in una convivenza forzata, e avrebbe portato l’uomo, secondo lo psichiatra, ad assumere un atteggiamento sempre più improntato al controllo e alla verifica dei comportamenti e degli spostamenti della moglie, addirittura conteggiando i km percorsi in auto dalla stessa.
In aula è stata sentita anche l’avvocato Rosetta Becheri, legale esperto di diritto di famiglia, la quale avrebbe dovuto incontrare la coppia proprio il giorno successivo a quello in cui si è verificato l’omicidio, per stabilire i passaggi della separazione che, a quanto testimoniato dal legale, sarebbe stata consensuale.

Secondo lo psichiatra della difesa, Lupi “iniziò a cercare conferme e raccogliere informazioni telefonando a diversi conoscenti, controllava i social, il telefono cellulare e il chilometraggio dell’auto della compagna”, con un atteggiamento di controllo della vittima definito “ossessivo-compulsivo”.
Il processo è stato aggiornato al 20 dicembre per la discussione.

 

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