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Caso Bozzoli, parla il fratello: “Mio figlio è innocente”

In aula per il processo sulla scomparsa misteriosa dell'imprenditore di Marcheno, il fratello Adelio che ha difeso il figlio Giacomo, accusato dell'omicidio dello zio.

(red.) Adelio Bozzoli, fratello di Mario, l’imprenditore sparito senza lasciare traccia nell’ottobre 2015 dall’ azienda di famiglia a Marcheno, nel bresciano, è comparso in aula, mercoledì 22 settembre, per rispondere alle domande degli inquirenti sulla scomparsa misteriosa del fratello, avvenuta oramai sei anni fa e per la quale è imputato il figlio Giacomo, nipote di Mario, il quale deve rispondere di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e distruzione di cadavere.

Per Adelio però le cose stanno diversamente: suo figlio Giacomo “amava lo zio” e non ci sarebbero stati i “dissidi familiari” che hanno portato la cognata (moglie di Mario) a puntare il dito sul nipote.

Gli inquirenti hanno chiesto all’uomo perchè il figlio avesse registrato sul telefonino, sotto la parola “merda” il numero dello zio. Sarebbe stato, secondo quanto spiegato da Adelio, perchè il fratello utilizzava spesso quel termine per indicare il materiale ferroso acquistato dall’Est Europa e con il quale lavoravano.

Per Adelio non c’erano questioni familiari conflittuali, diversamente da quanto riferito dalla moglie del fratello, altrimenti non si sarebbe spiegata la frequentazione reciproca tra i nuclei familiari.

Per Adelio Bozzoli, a mettere sempre in discussione le decisioni e gli ordini di Mario sarebbero stati due dipendenti: Thiam e Beppe Ghirardini, l’operaio trovato morto in Valcamonica, avvelenato con una capsula di cianuro, dieci giorni dopo la scomparsa del suo datore di lavoro e per la cui morte è aperta un’inchiesta per istigazione al suicidio. Inchiesta per la quale è stata chiesta l’archiviazione, con opposizione dei legali dei familiari di Ghirardini. L’altro addetto, invece, è tuttora irreperibile.

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