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Morta per overdose, “L’eroina non fu la dose letale”

(red.) Tutti e sette gli imputati nel processo per la morte di Francesca Manfredi, la 24enne di Fornaci (Brescia), deceduta, secondo l’accusa, per la mezza dose di eroina inoculata da Michael Paloschi nell’agosto del 2020, hanno ottenuto il rito abbreviato. Il procedimento è stato aggiornato al prossimo 15 novembre.

Intanto, nel dibattimento che si è tenuto mercoledì, si sono confrontate le conclusioni dei consulenti tecnici delle parti: al centro la mezza dose inoculata da Michael Paloschi nel corso di un festino, durato alcuni giorni, a base di alcol e droga che culminò poi con il decesso della 24enne.

Secondo il consulente tecnico nominato dall’avvocato difensore del 33enne, alla sbarra per omicidio preterintenzionale della ragazza, non è possibile stabilire se quella iniezione fatale per Francesca sia stato o meno il primo “buco” e nemmeno se sia stata l’assunzione di altra droga (l’eroina fumata in precedenza o la ketamina assunta) a costituire una concatenazione di eventi che ne hanno poi causato la morte.

Senza certezze sulla dose ritenuta letale anche i legali dell’accusa, secondo i quali l’iniezione di cocaina potrebbe essere stata la goccia finale che ha scatenato l’overdose fatale.

Per la morte della giovane, oltre a Paloschi, sono state iscritte nel registro degli indagati  altre sei persone: Francesca Rinaldi, l’amica 25enne che avrebbe partecipato al festino, il tunisino Haythem Bouan, il pusher che avrebbe ceduto l’eroina mortale, Thomas Maroni, altro spacciatore che avrebbe venduto alla Manfredi dosi di ketamina, Sara Reboldi, 25enne che avrebbe acquistato ketamina da Maroni, ed il 30enne Franci Gjana, un altro personaggio gravitante nell’orbita dello spaccio e Mario Mborja, 30enne, prima latitante e che poi si è costituito, nelle scorse settimane, e che, dopo l’interrogatorio di garanzia davanti al giudice, è tornato a piede libero.

Il processo è rinviato alla metà di novembre, la sentenza è attesa per il 25 dello stesso mese.

 

 

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