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Staminali, “La cura? Una truffa”: in sette alla sbarra

Il pm ha chiesto pene da uno a sei anni per gli imputati nelle presunte truffe (una trentina i casi denunciati) a malati con patologie neurodegenerative.

(red.)  Sono sette gli imputati nel processo per le presunte truffe ai malati a cui venivano somministrate “cure” con cellule staminali.
Il tribunale di Brescia ha chiamato alla sbarra il chirurgo plastico bresciano Erri Cippini, il medico Marino Andolina, già coinvolto nel caso “Stamina”, Monica Salvi, Ivana Caterina Voldan, Stefano Bianchi, Peter Edward Kellner e Carmine Scarpa.

Il pm Francesco Milanesi ha chiesto pene che vanno da uno a sei anni. La richiesta più pesante è quella per il chirurgo plastico bresciano Cippini (6 anni), cinque per Andolina.

Per il magistrato “quelli che stavano operando erano dei ciarlatani”, che offrivano una “falsa speranza” ai malati , travestita “come un’affascinante avventura per la difesa di poveri pazienti, ma si è soltanto andati avanti a raccontare che con altri funzionava, come per un parrucchiere”.

I legali di parte civile hanno chiesto risarcimenti per centinaia di migliaia di euro.

Il collegio difensivo, costituito dagli avvocati Giorgio Zanelli, Donatella Morandi e Paolo Inverardi ha rimarcato che “tutto è stato fatto in assoluta buona fede per cercare di aiutare e non di sfruttare malattie”.
Nella prossima udienza a parlare saranno i difensori del chirurgo bresciano, ritenuto tra gli artefici della truffa ai danni di malati oncologici e con patologie neurodegenerative.

Il medico bresciano, secondo l’accusa, sottoponeva i pazienti a prelievi di tessuto adiposo per realizzare il preparato nel laboratorio svizzero di Peter Edward Kellner, amministratore delegato della società, sostanza che poi veniva inoculata nello studio situato in città.

Nel 2015, ad un anno dall’apertura dell’inchiesta Cippini venne arrestato e, con lui, altre quattro persone. Sono circa una trentina le imputazioni per truffa contestate: 44 le persone che hanno denunciato di essere state raggirate, versando anche fino a decine di migliaia di euro per le presunte cure, solo 10 quelle che si sono costituite parte civile nel processo.

Cippini avrebbe effettuato, al costo di 1500 euro, il prelievo di tessuto adiposo nello studio in via Spalto San Marco, materiale biologico che veniva poi inviato in Svizzera dove veniva conservato e “trattato” al prezzo di 3500 euro. Infine, la somministrazione (altri 500 euro)  che veniva effettuata in case di cura private o laboratori e persino in hotel.

Il processo è stato aggiornato al 28 settembre.

 

 

 

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