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Morì per un ossicino, chiesto un anno per due medici

Per la procura di Brescia sono responsabili del decesso di Rosa Pesenti, 64anni, deceduta nel marzo 2015.

(red.) Una tac e una gastroscopia avrebbero potuto salvare la vita a Rosa Pesenti, 64enne bergamasca di Calcio (Bergamo), deceduta il 13 marzo 2015 per colpa di un ossicino finito nello stomaco sei mesi prima.

Ne è convinta la procura di Brescia che, nella giornata di lunedì 5 luglio, ha chiesto la condanna ad un anno di reclusione per omicidio colposo nei confronti di due medici del pronto soccorso dell’ospedale Mellino Mellini di Chiari  dove la donna, per due volte, si era rivolta lamentando dolori fortissimi all’addome.

Una situazione di sofferenza che si era protratta per mesi, fino all’esito fatale.
Un evento che, secondo il pubblico ministero bresciano, avrebbe potuto essere scongiurato con una serie di esami idonei a capire cosa provocasse il grave stato di salute della 64enne che, successivamente ad un pranzo a base di spiedo, aveva cominciato a stare malissimo.

Dopo aver effettuato due accessi ravvicinati al pronto soccorso di Chiari,  in entrambe le occasioni era stata mandata a casa con una prescrizione medica per presunta gastrite.
L’anziana venne poi ricoverata al Papa Giovanni XXIII di Bergamo dove fu sottoposta a due interventi chirurgici. Si era scoperto che un piccolo osso aveva forato l’esofago della donna. Nel marzo dell’anno successivo il decesso.

Di conseguenza, i familiari della deceduta avevano denunciato l’Asst della Franciacorta e chiesto un risarcimento da 1 milione di euro.
L’accusa per i due medici imputati è di omicidio colposo perché non avrebbero gestito in modo corretto il disturbo che la donna lamentava.

Per la difesa delle due dottoresse imputate nel processo, che riprenderà il prossimo 1 ottobre dopo l’aggiornamento di lunedì 5 luglio, si tratterebbe di “un caso rarissimo e sfortunato”, ed i legali hanno chiesto l’assoluzione per entrambe.

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