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Spari contro il centro di accoglienza, al via il processo

Sono cinque gli imputati per i colpi di pistola contro lo Sprar di Collebeato. Un gesto intimidatorio legato alla droga.

(red.) Un gesto intimidatorio legato al mondo dello spaccio di sostanze stupefacenti e non, come si era creduto in un primo tempo, una questione di razzismo.

Era il 31 maggio del 2020 quando un gruppo di bresciani vicini al mondo ultras esplose alcuni colpi di pistola contro il centro di accoglienza Sprar di Collebato, nel bresciano.
Il movente del gesto sarebbe riconducibile ad una storia legata allo spaccio di sostanze e non, come si era ipotizzato, ad un atto di violenza verso i richiedenti asilo ospitati nella struttura.
Nel mirino degli aggressori due uomini di origine iraniana.

Cinque gli imputati nel processo che ha preso il via martedì 29 giugno: tre di loro (Adriano Raccagni, Rolando Bonassi e Alan Danesi) affronteranno il rito abbreviato, e torneranno in aula il prossimo 23 novembre. Raccagni, 52 anni, avrebbe fornito l’arma al 51enne Bonassi, che avrebbe materialmente sparato verso lo Sprar, mentre Danesi è accusato di  avere accompagnato gli amici a Collebeato per effettuare l’azione intimidatoria. Andranno a dibattimento il prossimo 22 febbraio, invece,  il 25enne Daniel Feraboldi e il 33enne Pietro Salucci.

Secondo la ricostruzione, Raccagni e Bonassi avrebbero litigato con i due richiedenti asilo iraniani, forse perchè sorpresi a spacciare nei pressi della struttura, quindi sarebbero tornati in gruppo, e armati (ma della pistola usata non vi è traccia), esplodendo alcuni colpi con intento intimidatorio.

 

 

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