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Tangenti, slitta sentenza per Nicoli

A settembre la decisione sul patteggiamento a 2 anni dell'ex vicepresidente regionale. Il gup ha chiesto di riformulare le accuse a Formigoni.

(red.) Si allungano i tempi del patteggiamento per la vicenda tangenti  a carico dell’ex vicepresidente del Consiglio regionale lombardo, il bresciano Franco Nicoli Cristiani.
Il giudice per l’udienza preliminare (gup) Vincenzo Tutinelli ha infatti ordinato ai pubblici ministeri Antonio D’Alessio e Paolo Filippini di riformulare in un capo di imputazione la descrizione dei fatti contestati all’ex presidente regionale e attuale senatore del Nuovo Centrodestra Roberto Formigoni nell’ambito del procedimento sulle presunte mazzette pagate dall’imprenditore Pierluca Locatelli per ottenere il via libera alla realizzazione di una discarica a Cappella Cantone nel Cremonese. Per Tutinelli il capo d’imputazione «è strutturalmente diverso da come emerge dagli atti». Per il gup, inoltre, dalle carte dell’accusa «non emergono gli atti contrari ai doveri d’ufficio».
Secondo l’ipotesi accusatoria della procura di Milano, l’imprenditore Pierluca Locatelli avrebbe pagato una tangente da oltre un milione di euro alla Compagnia delle Opere di Bergamo su input dell’ex governatore lombardo e una da 100mila euro all’allora vicepresidente del consiglio regionale lombardo, Nicoli Cristiani, appunto, per ottenere i permessi per la realizzazione di una discarica, attraverso una delibera proposta dallo stesso Formigoni in contrasto con alcune norme a protezione dell’ambiente.
In particolare, l’imprenditore avrebbe speso 1 milione di euro per i lavori a una scuola di ispirazione ciellina a Bergamo (Imiberg), come dichiarato da lui stesso, oltre a 185mila euro sotto forma di consulenze considerate fittizie dai magistrati e il versamento di 25mila euro in contanti a due esponenti della Compagnia delle Opere di Bergamo.
Franco Nicoli Cristiani avrebbe preso 100mila euro da Locatelli oltra alla promessa di altri 100mila.
Nelle scorse udienze, due imputati (compreso Nicoli Cristiani) hanno chiesto di patteggiare, sette il rito abbreviato (subordinato all’eccezione di competenza territoriale), mentre per Formigoni e un altro degli indagati è stata ribadita la richiesta di processo da parte della procura.

 

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