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Fatture false in piscina, Borelli patteggia

L’ex direttore sportivo della Leonessa Pallanuoto condannato a un anno e dieci mesi. Quattro imputati sono stati rinviati a giudizio e 14 prosciolti.

(red.) «Ho patteggiato per chiudere una parentesi triste della mia vita. Tutto quello che ho fatto, anche eventuali errori, l’ho fatto solo e soltanto per la pallanuoto e la sopravvivenza della squadra». A processo concluso, sono state queste le dichiarazioni di Piero Borelli, l’ex direttore sportivo della pallanuoto bresciana.
Borelli se l’è cavata con un anno e dieci mesi di reclusione (pena sospesa).  La vicenda processuale che lo interessava,  svoltasi nell’ambito di un’inchiesta da 12 milioni di euro sulle sponsorizzazioni  della Leonessa tra il 2005 e il 2010, lo vedeva  accusato di dichiarazione fraudolenta e emissione di fatture false per operazioni inesistenti.
Il giudice preliminare Paolo Mainardi, ora, ha ratificato l’accordo preso dall’avvocato difensore di Borelli, Gianfranco Abate, e dal Pm Alberto Rossi. Per ben 14 aziende che hanno appostato a bilancio le fatture emesse dall’ex direttore, invece, la sentenza è stata di non luogo a procedere. La valutazione nel merito del gup, comunque, si conoscerà solo con la pubblicazione delle motivazioni.
Diversa la situazione di Stefano Cavalli, che ha scelto la strada del patteggiamento. Per lui la condanna è stata a cinque mesi di reclusione, convertita poi in pena pecuniaria.
Giuseppe Spalenza, Cristina Cavari, Giovanni Bizzarro e Roberto Gianoli, invece, sono stati rinviati a giudizio. Al pari di Borelli, per loro le accuse sono di emissione di falsa documentazione fiscale.

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