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Morì dopo laparoscopia, assolti in appello i medici

Patrizia Rodi, 33 anni, venne sottoposta ad un intervento alla clinica S. Anna nel settembre del 2006. Morì dopo qualche mese di agonia.

(red.) Confermata in appello l’assoluzione dei due medici di Brescia imputati per la morte dell’antiquaria bergamasca Patrizia Rodi, avvenuta nel 2006, dopo un’agonia di mesi dopo un’operazione di laparoscopia. L’operazione, secondo i giudici di secondo grado, non ha nesso causale con la morte.
A processo erano finiti Giuseppe Donvito, il chirurgo che effettuò la laparoscopia esplorativa, e Fabrizio Locatelli, il medico che dimise la donna il giorno dopo l’intervento.
Patrizia era stata sottoposta all’intervento presso la clinica sant’Anna il 15 settembre 2005 e il giorno successivo era stata dimessa. Una volta a casa aveva accusato forti dolori e riportata in clinica. Si scoprì che aveva una lacerazione al’intestino e la 33enne venne sottoposta ad una ulteriore operazione.
Le condizioni della donna si aggravarono ulteriormente e l’agonia della antiquaria si protrasse fino a gennaio, quando sopraggiunse il decesso.
Scattò la denuncia alla Procura da parte del marito che però venne a sua volta coinvolto perché accusato di avere indugiato troppo nel riportare la moglie in ospedale. L’uomo venne prosciolto dall’accusa di omicidio colposo e la sentenza, per difetto di impugnazione, passa in giudicato.
Per il giudice che ha processato e assolto i due medici in primo grado la sua condotta era sospetta e lo era anche per i genitori di Patrizia che si sono rivolti in Corte d’Appello, anche se solo limitatamente agli effetti civili, chiedendo un risarcimento del danno. Questo giovedì riprende il processo di secondo grado contro il marito.
Prosciolti anche tre sanitari, mentre due medici furono rinviati a giudizio. Nel dicembre del 2011 i dottori vennero assolti in primo grado.

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