Brescia, delitto della valigia: verità a confronto

Dal gip Sardara Singh, il 38enne indiano imputato per la morte del connazionale Bhupinder Singh, e Manjinder Singh, locatario dell’appartamento in cui avvenne il delitto.

(red.) Cosa è accaduto la notte del 13 dicembre 2011 nell’appartamento al civico 64/a di via Cremona a Brescia quando un indiano di 38 anni, Bhupinder Singh venne ritrovato, ucciso a  coltellate e nascosto in un trolley abbandonato sulle scale di casa?
E’ quanto ha cercato di ricostruire il giudice per le indagini preliminari Paolo Mainardi nell’udienza che si è svolta venerdì e alla quale hanno preso parte Sardara Singh, 38enne indiano, unico accusato dell’omicidio del coinquilino e connazionale, e Manjinder Singh, il 41enne locatario dell’appartamento in cui si consumò il delitto.
Il 38enne ha ammesso le proprie responsabilità ammettendo di avere colpito mortalmente Bhupinder, ma di non avere agito da solo.
All’origine dell’omicidio ci sarebbe stata una lite legata alla sparizione di una giacca e al mancato pagamento delle quote per l’affitto, discussione alla quale avrebbe preso parte anche Manjinder. Quest’ultimo, secondo il racconto del connazionale, avrebbe anch’egli pugnalato la vittima, cercando poi insieme un modo per occultare il cadavere.
Il 41enne ha però rigettato questa ricostruzione, ma ha dichiarato di essere intervenuto per sedare la lite quando oramai era troppo tardi. Manjinder ha riferito anche di avere contato sei fendenti inferti dal 38enne al connazionale, numero che invece viene contestato dal legale dell’imputato, in base al referto autoptico, che ne ha invece accertate 67.
Sardara si è difeso sostenendo di avere cercato di contattare subito le forze dell’ordine ma di essere stato impedito dal 41enne. La difesa dell’uomo ha chiesto che vangano analizzato i tabulati telefonici. In attesa di questi ulteriori riscontri, il processo, con rito abbreviato, è stato aggiornato al 16 aprile.

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