San Felice, una perizia sull’acquedotto

L'approfondimento disposto dal Tribunale di Brescia per verificare se ci sia stato o meno un "deficit" da parte del gestore. Prossima udienza il 17 luglio.

(red.) Una perizia sull’acquedotto di San Felice del Benaco (Brescia) che, nell’estate del 2009, sarebbe stato all’origine di una epidemia intestinale che colpì circa 3500 persone, tra residenti e villeggianti.
La vicenda è approdata in tribunale: sul banco degli imputati i dirigenti del’acquedotto, il presidente Mario Bocchio, il direttore generale Franco Romano Richetti e del responsabile del settore ciclo-idrico integrato, Mario Giacomelli, che devono rispondere di epidemia colposa, lesioni e distribuzione di alimenti adulterati.
Il Tribunale ha disposto un “approfondimento peritale” nel corso della terza udienza del procedimento per i fatti contestati, indagine finalizzata a verificare se ci sia stato un “deficit da impianto da parte del gestore”. L’incarico sarà affidato nella prossima udienza, fissata il 17 luglio.
L’istruttoria dibattimentale proseguirà con i testimoni delle parti civili, una cinquantina circa, tra cui anche il Comune di San Felice.
Per i consulenti dell’accusa il contagio è stato veicolato dall’acqua dato che, una volta chiuso l’impianto, tale problema è andato verso la risoluzione.
Contro questa relazione quella dei consulenti della difesa per i quali i controlli erano demandati all’Asl la quale, prima del giugno 2009 non aveva mai segnalato anomalie.
Per i tecnici dunque l’impianto era a norma e il virus si sarebbe trasmesso per via aerea e non attraverso l’acqua.
Nell’udienza di giovedì sono stati ascoltati anche un medico, con attività a Manerba, che ha riferito che nel periodo incriminato non vennero rilevati, da parte sua, casi di patologie legate al norovirus fra i suoi pazienti, e i gestori di due camping, il Fornella e il Molino. Campeggi nei quali non è stata riscontrata nessuna problematica legata all’utilizzo dell’acqua perchè non collegati all´acquedotto di San Felice.

 

 

 

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