Petizione contro il centro islamico di via Camozzi, Pomarici: «Pretesto politico»

Il consigliere comunale (Azione Italia Viva +Europa) critica la raccolta di firme e ne contesta i presupposti. «La questione urbanistica è già stata affrontata, ora si va verso l’archiviazione».

Brescia. «La petizione contro l’apertura del nuovo centro culturale islamico di via Camozzi fa emergere quello che appare come un pretesto politico per dare il via alla campagna elettorale della destra bresciana».
È quanto sostiene Luca Pomarici, consigliere comunale e presidente della Commissione Sicurezza, intervenendo dopo l’audizione del primo firmatario della petizione che ha raccolto oltre 500 sottoscrizioni.
«Abbiamo audito il primo firmatario, con la sua richiesta tardiva di valutare la destinazione d’uso del centro culturale. Una questione che è stata ampiamente affrontata nel 2025 e votata dal Consiglio comunale il 31 ottobre dello stesso anno». Per Pomarici, dunque, «per questa petizione si apre la strada dell’archiviazione».
Nel merito delle contestazioni sollevate dal centrodestra, il consigliere ha replicato: «Si lamentano problemi di viabilità, ma delle circa 500 firme raccolte pochissime risultano appartenere a residenti di via Camozzi e delle strade limitrofe. Si parla inoltre di questioni di sicurezza, ma tutte le richieste e le valutazioni relative alla costruzione sono agli atti».
Pomarici respinge anche le accuse rivolte alla maggioranza sulla gestione della petizione: «Tranquillizzo i consiglieri comunali del centrodestra, a quanto pare abituati alle censure: a Brescia da sempre ascoltiamo tutti e procederemo con il normale iter della Commissione, fino alla discussione in Consiglio comunale».
Infine, il consigliere richiama il tema dell’integrazione e del confronto tra culture e religioni: «Oggi è facile identificare un nemico, specialmente se è di un’altra cultura o religione, ma da sempre le sane diversità migliorano la società nel suo insieme».
«Brescia accoglie tutte le sane diversità e da sempre ripudia tutto ciò che sta fuori dalla legge», conclude Pomarici. «Vale la pena ricordarlo a chi gioca ogni giorno con le paure dei bresciani e istiga all’emergenza anche dove non c’è».

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