Autonomia differenziata, Del Bono e Fragomeli (PD): “Una forzatura istituzionale, un guscio vuoto senza risorse e inutile per i lombardi”
I due esponenti dem contestano la risoluzione approvata in Consiglio regionale: “Percorso viziato, ignorati legge Calderoli e sentenza della Corte costituzionale 2024”.
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Milano. La risoluzione sull’autonomia differenziata approvata oggi in Consiglio regionale viene definita dai consiglieri del Pd Emilio Del Bono, vicepresidente del Consiglio, e da Gian Mario Fragomeli, segretario della Commissione speciale Autonomia, come “una forzatura istituzionale” che non tiene conto del quadro normativo aggiornato e che, soprattutto, esautora il ruolo del Consiglio regionale.
Secondo Del Bono e Fragomeli, esponenti lombardi del Pd, il procedimento riattivato oggi si basa su un atto di indirizzo del 2017 che aveva contenuti completamente diversi da quelli attuali. «Siamo di fronte a scelte maturate nelle anticamere romane, senza ascolto del territorio» affermano, sottolineando come il percorso sia stato avviato ignorando sia la legge Calderoli, sia la sentenza della Corte costituzionale del dicembre 2024, che ha ridefinito condizioni e procedure.
I due consiglieri evidenziano come, nel frattempo, siano intervenuti due cambi di Governo, una nuova legge quadro e una sentenza della Consulta che ha modificato profondamente il contesto. «Non è pensabile ripartire come se nulla fosse accaduto» spiegano, ricordando che la risoluzione del 2017 aveva come punto centrale la questione delle risorse e del residuo fiscale, oggi completamente assente. Utilizzare quell’atto come base per la procedura attuale, sostengono, significa alterarne il significato originario.
Del Bono e Fragomeli denunciano anche la mancanza di un vero percorso istruttorio: – perché solo quattro materie e con competenze ridotte? – sono state condivise con Comuni, Province e autonomie locali? – quali risorse accompagneranno le competenze trasferite?
Domande che, secondo i dem, restano senza risposta. La Commissione speciale Autonomia aveva avviato negli anni un lavoro articolato, ma non è mai stato tradotto in nuovi atti di indirizzo del Consiglio regionale. Particolarmente delicato, secondo i consiglieri, è il capitolo della sanità. La possibilità di prevedere tariffe differenziate per alcune prestazioni rischia di introdurre ulteriori elementi di disparità nell’accesso ai servizi. Un tema che avrebbe richiesto un approfondimento più serio, anche alla luce della distinzione tra LEP e LEA e delle indicazioni della Corte costituzionale sulla necessità di una fonte legislativa adeguata per definire i livelli essenziali.
«Non abbiamo partecipato al voto» concludono Del Bono e Fragomeli. «Non per sottrarci al confronto sull’autonomia, ma per il motivo opposto: su un tema così importante servono serietà, trasparenza e coinvolgimento reale del Consiglio regionale e delle autonomie locali. Questa non è autonomia: è una forzatura istituzionale che finisce per mortificare proprio quelle assemblee elettive che si dice di voler valorizzare».




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