Terremoto a Lumezzane, il sindaco Facchini revoca le deleghe all’assessore Ferraro
La decisione dopo il voto unanime del consiglio comunale sulle contestazioni per la gestione della Pro Loco e sui cambi di casacca politica dell'assessore. Il primo cittadino parla di scelta «amara ma inevitabile».
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Da sinistra, Josehf Facchini e Rocco Ferraro.Lumezzane. Il recente decreto con cui il sindaco di Lumezzane, Josehf Facchini, ha sollevato ufficialmente Rocco Ferraro dalle sue deleghe al Commercio, Tributi e Servizi cimiteriali ha aperto un acceso dibattito politico locale. Quello che apparentemente si presenta come un classico rimpasto di giunta celerebbe in realtà un intreccio complesso di visioni contrapposte. Per comprendere a fondo la rottura istituzionale consumatasi nel comune valgobbino, è necessario analizzare la vicenda attraverso i tre punti di vista principali che hanno guidato i protagonisti della crisi.
La posizione del consiglio e delle opposizioni: il caso Pro Loco
Secondo le forze di minoranza, a partire dalla lista civica “Lumezzane Vale” che ha promosso la mozione di sfiducia originaria, la revoca non è una semplice questione di poltrone, ma un atto dovuto a tutela della trasparenza istituzionale. Le opposizioni hanno sollevato forti dubbi e contestazioni circa la gestione dei rapporti tra l’assessorato al Commercio e la locale Pro Loco. Una diffusa perplessità sull’opportunità di alcune scelte amministrative ha convinto l’aula della rottura del legame di fiducia. La gravità della situazione è emersa plasticamente durante il voto a scrutinio segreto in consiglio comunale, dove si è registrata una convergenza totale e trasversale: quindici voti favorevoli su quindici presenti, un segnale con cui anche la stessa maggioranza di centrodestra ha di fatto scaricato l’assessore.
La linea del sindaco Facchini: l’isolamento politico e il realismo
Dal punto di vista del primo cittadino, la scelta è stata definita «amara ma inevitabile». Pur riconoscendo a Ferraro l’impegno profuso nei mesi di mandato, Facchini ha dovuto cedere al realismo politico. Le fibrillazioni interne sono state aggravate dal cambio di casacca dell’assessore, passato da una lista civica a Forza Italia. Questa mossa lo ha privato del sostegno del suo gruppo d’origine senza fargli ottenere il riconoscimento formale degli azzurri locali, determinandone l’isolamento. Di fronte a una giunta priva di armonia e a un assessore non più sostenuto da alcuna forza politica in aula, il sindaco ha ritirato le deleghe per evitare lo stallo amministrativo.
La difesa di Ferraro: la rivendicazione dei progetti e la coscienza pulita
Diametralmente opposta è la versione fornita dall’ex assessore Rocco Ferraro, che ha affidato ai canali social la propria replica. Ferraro respinge ogni accusa di opacità, rivendicando la totale regolarità, correttezza e onestà del proprio operato, sfidando chiunque a dimostrare il contrario. Dal suo punto di vista, la revoca è frutto di manovre politiche e insinuazioni prive di fondamento sollevate negli ultimi mesi. L’ex esponente della giunta ha lasciato l’incarico a testa alta, rivendicando la paternità di importanti progetti avviati per la comunità, come il Welfare di Vicinato, il piano “Lumea”, il nuovo mercato di San Sebastiano e la riforma del Regolamento cimiteriale, ritenendosi vittima di logiche di palazzo estranee al bene dei cittadini.








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