La resa dei conti: l’asse dei governatori sfida Salvini per il controllo della Lega

L'affondo pubblico di Attilio Fontana accelera la crisi interna alla vigilia di Pontida. Tra le chat infuocate dei lealisti e i timori per la tenuta della giunta al Pirellone, le posizioni di Romeo, Zaia e Fedriga ridisegnano la mappa geopolitica di un partito spaccato in due.

Milano. La distanza politica che separa via Bellerio da Palazzo Lombardia si è trasformata in un fossato profondo. Lo scontro frontale tra il presidente della Regione, Attilio Fontana, e il segretario federale della Lega, Matteo Salvini, ha assunto i tratti di una rottura pubblica e formalizzata, uscendo dai confini delle tradizionali diplomazie del partito. Un segnale che la partita per il controllo della storica cassaforte elettorale lombarda è ufficialmente aperta. A dare fuoco alle polveri è stato lo stesso governatore lombardo che, in una dirompente intervista rilasciata al Corriere della Sera, ha squarciato il velo sull’emorragia di consensi del Carroccio e aperto esplicitamente alla discussione sulla leadership del vicepremier.
L’affondo di Fontana: “Il declino è nei fatti”
Le dichiarazioni di Attilio Fontana non lasciano spazio a interpretazioni sfumate. Il presidente lombardo ha ancorato la sua analisi a un crudo dato elettorale, evidenziando il distacco tra la base territoriale e i vertici romani: «Succede che i nostri militanti, non solo in Lombardia ma in tutto il Nord, segnalano un malessere diffuso. Nel direttivo, con il segretario Massimiliano Romeo, abbiamo dato voce a questo malessere e alle esigenze di amministratori e cittadini, proponendo valutazioni politiche a partire da un dato di fatto: siamo passati dal 34 al 5 per cento dei voti. Insomma, il problema c’è, e quindi è opportuno lavorare per trovare una via d’uscita da questo declino».
Il passaggio più critico, tuttavia, riguarda il futuro politico di Matteo Salvini. Alla domanda diretta su un possibile passo indietro dell’attuale segretario, Fontana ha risposto con una formula che sancisce la fine dei tabù interni: «Nessuna soluzione va esclusa a priori». Il governatore ha inoltre annunciato la nascita di un’associazione interna, descritta come un «nuovo luogo di dibattito» animato da «una pluralità di persone» disposte a ripensare l’assetto del movimento. Nel mirino della fronda settentrionale c’è anche la svolta ideologica incarnata dall’eurodeputato Roberto Vannacci. Riferendosi all’ex generale, Fontana ha sottolineato la repentina mutazione del quadro: «Un anno e mezzo fa aveva semplicemente pubblicato un libro, poi ha cambiato impostazione e il quadro politico».
La mediazione scardinata: la posizione di Massimiliano Romeo
Nel cuore di questa tempesta si colloca la figura strategica di Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato e punto di riferimento della Lega Lombarda. Romeo si trova in una posizione delicatissima: da un lato è l’espressione istituzionale del partito a Roma, dall’altro è profondamente radicato nel territorio lombardo. Nelle riunioni interne e nei direttivi regionali che hanno preceduto lo strappo, Romeo ha assunto una posizione fortemente critica verso la gestione verticistica di via Bellerio, facendosi portavoce dei malumori della base padana.
Pur mantenendo pubblicamente un profilo istituzionale per preservare la compattezza dei gruppi parlamentari, le sue posizioni — richiamate esplicitamente da Fontana — confermano il suo ruolo di “cerniera” della fronda. Romeo spinge da tempo per un ritorno al pragmatismo delle origini e per una gestione meno accentrata, contestando l’appiattimento del partito su istanze puramente securitarie o estranee alla vocazione produttiva del Nord. La sua presenza formale nel perimetro dei dissidenti dimostra che la crisi ha superato il livello dei soli amministratori locali, intaccando i vertici parlamentari romani.
La replica di Salvini e lo scudo dei lealisti
Di fronte all’offensiva mediatica e politica lanciata dal governatore lombardo, la risposta di Matteo Salvini non si è fatta attendere, trasformando la discussione sulla leadership in una sfida aperta basata sulla legittimazione congressuale e interna. Abbandonando i toni concilianti degli ultimi mesi, il vicepremier ha lanciato un avvertimento chiaro ai dissidenti durante gli infuocati confronti interni: «Chi critica e alimenta le polemiche sui giornali in questo modo non fa il bene della Lega, ma arreca solo un danno al partito e alla nostra azione di governo. Io accetto sempre il dialogo e le critiche costruttive, ma non posso tollerare atteggiamenti divisivi che indeboliscono la nostra comunità proprio nella fase delicata che precede il raduno di Pontida».
Il segretario federale ha rivendicato con forza il proprio mandato, ricordando di essere stato scelto democraticamente dalla base dei militanti. In parallelo, l’ala dei lealisti in consiglio federale — guidata da figure come Andrea Crippa, Silvia Sardone, Susanna Ceccardi, Luca Toccalini e Giulio Centemero — ha fatto quadrato attorno al leader. Nelle chat interne, i fedelissimi di Salvini hanno espresso forte irritazione, accusando Fontana di anteporre le “ambizioni personali” e la ricerca di poltrone alla tenuta complessiva del partito e dell’azione di governo.
Anche all’interno del consiglio regionale lombardo si registrano forti distinguo. Il capogruppo della Lega al Pirellone, Alessandro Corbetta, ha preso pubblicamente le distanze dalla linea del governatore: «Sono spesso d’accordo con Fontana ma non questa volta, né nel metodo, perché nella Lega siamo cresciuti con un dogma: i panni sporchi si lavano in casa e non sui giornali, né nel merito».
L’asse del Nord-Est: le posizioni di Zaia e Fedriga
L’uscita pubblica di Fontana non è un’iniziativa isolata ma rappresenta il culmine di una strategia ampiamente discussa e concordata con gli altri storici governatori della fronda nordista, decisi a strutturare concretamente un’alleanza dei territori per imporre una direzione collegiale.
L’uomo forte del Veneto, l’ex governatore Luca Zaia, condivide pienamente l’inquietudine per lo sradicamento territoriale del partito. Pur mantenendo il suo tradizionale stile istituzionale ed evitando scontri frontali quotidiani nei talk-show, l’area vicina a Zaia preme da mesi per un radicale cambio di rotta. Per il doge veneto, l’identità della Lega deve rimanere indissolubilmente legata al pragmatismo degli amministratori e al ceto produttivo locale, elementi giudicati incompatibili con la svolta nazional-sovranista e con l’eccessivo peso mediatico concesso a Roberto Vannacci.
Il governatore friulano Massimiliano Fedriga, che ricopre anche il ruolo strategico di presidente della Conferenza delle Regioni, sta svolgendo un intenso e silenzioso lavoro di cucitura diplomatica tra sindaci, consiglieri e dirigenti dell’intero Settentrione. La sua posizione è orientata a superare la gestione monocratica di via Bellerio per rimettere al centro del dibattito i temi chiave storici dell’agenda settentrionale, a partire dall’attuazione pratica dell’Autonomia differenziata.
L’impatto sulla tenuta della giunta regionale in Lombardia
Nonostante la durezza dello scontro ideologico, gli effetti immediati sulla stabilità operativa della giunta al Pirellone appaiono per il momento contenuti, sebbene lo scenario presenti alcune incognite politiche a lungo termine.
Fratelli d’Italia e Forza Italia, partner nel governo regionale, non hanno alcun interesse ad aprire una crisi al buio in Lombardia. Sia i vertici di FdI sia quelli di Forza Italia considerano la giunta Fontana un presidio di stabilità da preservare, interpretando le tensioni attuali come una questione interna al Carroccio che non deve inquinare l’azione amministrativa.
Il vero rischio è l’irrigidimento dei rapporti all’interno della stessa pattuglia leghista in consiglio regionale. La spaccatura tra i consiglieri più legati alla segreteria federale e la linea autonomista espressa dal presidente rischia di generare tensioni sotterranee .
Sebbene l’approvazione delle delibere e il percorso delle riforme restino blindati dai numeri della maggioranza, Fontana si trova a gestire una complessa condizione di separato in casa rispetto alla componente salviniana della sua coalizione. Questa dinamica potrebbe trasformare i futuri rimpasti di giunta o le nomine negli enti controllati dalla Regione in potenziali terreni di scontro e di veti incrociati.

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