Scuola, a Brescia 2.000 cattedre scoperte: il Partito Liberaldemocratico attacca il sistema

Secondo il partito, la provincia è tra le più penalizzate dalla carenza di insegnanti. La proposta: più autonomia alle scuole, stipendi legati al costo della vita e chiamata diretta.

Brescia. L’anno scolastico 2026/2027 si apre ancora una volta con il problema della carenza di docenti.
Secondo il Partito Liberaldemocratico, nel Bresciano sarebbero circa 2.000 le cattedre ancora scoperte tra posto comune e sostegno, una situazione che rischia di incidere sulla continuità didattica e sull’avvio regolare delle lezioni, in particolare nella scuola primaria e per gli alunni con disabilità.
Il partito sottolinea come la Lombardia conti oltre 12.000 posti vacanti e indica Brescia come una delle province più colpite, seconda solo a Milano. Alla base del fenomeno, secondo i Liberaldemocratici, vi sarebbero il costo della vita elevato e la difficoltà per molti insegnanti di sostenere le spese abitative con uno stipendio uniforme a livello nazionale, fattori che favorirebbero il trasferimento verso altre aree del Paese non appena possibile.
«Il modello centralizzato ha dimostrato tutti i suoi limiti», affermano Manuel Zobbio, segretario provinciale del Partito Liberaldemocratico di Brescia, e Patrizio Del Prete, responsabile nazionale Scuola del partito. Secondo i due esponenti politici, il sistema delle graduatorie e dell’assegnazione dei docenti genera squilibri territoriali: da una parte il Nord, dove le graduatorie risultano spesso insufficienti e si ricorre alle supplenze; dall’altra il Sud, dove il precariato resta elevato e molti insegnanti considerano le sedi settentrionali come destinazioni temporanee.
Per affrontare il problema, il Partito Liberaldemocratico propone una riforma articolata su tre punti. Il primo riguarda il rafforzamento dell’autonomia scolastica attraverso la possibilità per gli istituti di selezionare direttamente gli insegnanti, anche in rete tra scuole, valutando curricula e coerenza con il Piano triennale dell’offerta formativa.
Il secondo prevede il superamento del salario unico nazionale con l’introduzione di indennità territoriali, benefit abitativi commisurati al costo della vita e incentivi economici legati alle responsabilità ricoperte e ai risultati ottenuti nell’attività didattica.
Infine, il partito propone di attribuire maggiore autonomia nella gestione delle risorse destinate al personale e di collegare la valutazione dei dirigenti scolastici ai risultati conseguiti dagli istituti e alla qualità dell’offerta formativa.
Per i Liberaldemocratici, solo un sistema maggiormente autonomo e flessibile, capace di valorizzare il merito e di tenere conto delle differenze territoriali, potrà superare quella che definiscono un’emergenza che, anno dopo anno, continua a ripresentarsi anche nelle scuole bresciane.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di QuiBrescia, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.