Brescia, Posio: «Netanyahu va arrestato, ma no al boicottaggio dei farmaci»

In Commissione il dibattito sulla petizione contro i prodotti farmaceutici israeliani. Il consigliere di Fratelli d'Italia distingue tra il governo di Israele e il popolo ebraico.

Brescia. Il dibattito sulla petizione che chiede di sospendere la commercializzazione di alcuni prodotti farmaceutici di provenienza israeliana nelle farmacie comunali di Brescia accende il confronto politico in Commissione.
Al centro della discussione, come riporta Il Corriere della Sera, le parole del consigliere comunale di Fratelli d’Italia Giovanni Posio, che ha espresso una netta contrarietà al boicottaggio pur criticando l’operato del governo israeliano.
Secondo Posio, l’Italia dovrebbe applicare senza eccezioni gli obblighi derivanti dallo Statuto della Corte penale internazionale. «Se Netanyahu venisse in Italia dovrebbe essere arrestato, al pari di Putin», ha affermato, ribadendo di non difendere né il governo israeliano né Hamas e sostenendo la necessità di evitare «due pesi e due misure».
Il consigliere ha però respinto la proposta di sospendere la vendita dei farmaci israeliani nelle farmacie comunali, definendo il boicottaggio incompatibile con la definizione di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), adottata anche dal Comune di Brescia. A suo giudizio, eventuali iniziative dovrebbero concentrarsi sul sostegno al popolo palestinese senza trasformarsi in discriminazioni nei confronti dei cittadini israeliani o del popolo ebraico.
A suscitare polemiche è stato anche l’utilizzo del termine “razza” durante il suo intervento. La consigliera di Brescia Attiva Valentina Gastaldi ha contestato l’espressione, sottolineando come il termine non abbia alcun fondamento biologico e sia inappropriato nel dibattito pubblico. Posio ha replicato precisando di aver utilizzato il termine nel significato presente nella Costituzione italiana, in funzione antidiscriminatoria e senza alcun intento di distinguere tra esseri umani.
La discussione nasce dalla petizione promossa dalla Rete bresciana della società civile per la pace in Palestina, sottoscritta da oltre sessanta associazioni e realtà del territorio. La richiesta è quella di interrompere la commercializzazione di farmaci e parafarmaci di aziende israeliane nelle farmacie comunali gestite da Farcom Spa, ritenendo che gli enti pubblici debbano evitare rapporti con imprese considerate legate alle politiche del governo israeliano.
Il confronto proseguirà dopo la pausa estiva. A settembre le Commissioni ascolteranno i rappresentanti dell’Ordine dei Farmacisti e di Farcom Spa per approfondire gli aspetti tecnici e giuridici della proposta, destinata a rimanere al centro del dibattito politico cittadino.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di QuiBrescia, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.