Legge data center, è scontro tra maggioranza e opposizione
Il nodo della questione non sono i principi alla base del provvedimento ma gli strumenti messi in campo per attuarlo. Se per la maggioranza si tratta di un primato regionale da applaudire, per l'opposizione manca la pianificazione. Chiesto un Consiglio straordinario, previsto per il 4 giugno.
Più informazioni su

Milano. È stato approvata dal Consiglio regionale la legge regionale che regola i data center sul territorio lombardo. Mentre la maggioranza del centrodestra si dice soddisfatta del risultato, non sono mancate le critiche dell’opposizione.
Queste le novità del provvedimento, stando ai promotori della legge: «in primis – afferma Giacomo Zamperini, Consigliere regionale di Fratelli d’Italia -, i Comuni avranno un anno di tempo per adeguare i propri strumenti urbanistici contro i sei mesi inizialmente previsti. Inoltre non verranno più esclusi dai bandi i Comuni inadempienti, ma verranno premiati coloro che si adegueranno. Per quanto riguarda le aree soggette a bonifica, i Comuni potranno chiedere compensazioni e individuare forme di incentivazione. Aumenterà, invece, il costo di costruzione per chi deciderà di realizzare i data center nelle aree agricole allo stato di fatto (passa dal 50% al 100%) e aumenterà anche per chi deciderà di farlo nei parchi, dal 75% al 200% con la novità dell’inserimento anche dei Plis. Sarà inoltre compito della cabina di regia monitorare l’impatto dell’inquinamento acustico, mentre le coperture dei data center dovranno essere dotate di pannelli fotovoltaici nella misura massima tecnicamente possibile».
Le critiche dell’opposizione
Dure le parole di Emilio del Bono, che si è inserito nel dibattito evidenziando limiti e criticità della norma approvata. «Le finalità della legge sono condivisibili ma gli strumenti concreti messi in campo per orientare davvero il mercato sono debolissimi – spiega Del Bono -. È già successo con la grande distribuzione commerciale e con la logistica: leggi regionali troppo deboli, incapaci di governare i processi, che hanno lasciato il mercato libero di collocarsi dove voleva, con effetti esplosivi sui territori».
Il nodo centrale è l’assenza di una reale pianificazione regionale, al contrario di quanto sta succedendo in Irlanda, Spagna e Germania. «Altri Paesi europei non si limitano a definire regole autorizzative, ma pianificano quantità, distribuzione e sostenibilità territoriale degli insediamenti – continua Del Bono, che poi richiama quanto già avvenuto in altri comparti -. La legge sulla grande distribuzione ha messo in crisi il piccolo commercio. Quella sulla logistica non ha regolato la collocazione territoriale dei poli logistici rispetto a ferrovie, autostrade e aeroporti. Oggi paghiamo un cortocircuito infrastrutturale e di mobilità. Quando manca la pianificazione, il mercato fa semplicemente il suo mestiere: si insedia dove conviene».
Uno degli aspetti più critici riguarda il consumo di suolo agricolo e l’assenza di strumenti realmente disincentivanti. «La legge introduce correttamente il principio di favorire le aree dismesse e scoraggiare gli insediamenti su aree agricole o ambientalmente pregiate – commenta -, ma poi questi principi non trovano una traduzione concreta negli strumenti economici e urbanistici».
Altro elemento critico è il ruolo marginale attribuito ai comuni: nell’iter autorizzativo dei data center medio-grandi le amministrazioni vengono sostanzialmente estromesse: partecipano alle conferenze dei servizi ma con un ruolo consultivo.
«È un dato di fatto che questo tipo di insediamenti ha impatti molteplici sui territori – ribadisce Del Bono -. Effetti che non possono essere ridotti al solo consumo di suolo, ci sono aspetti ambientali, idrogeologici, energetici, emissioni di calore, emissioni di Co2. I data center sono infrastrutture strategiche e devono essere trattate come tali».
Il consigliere regionale richiama anche i numeri della crescita del settore: «Secondo i dati del Politecnico, la domanda energetica complessiva dei data center previsti in Lombardia equivarrebbe al consumo di suolo pari alla grandezza dell’intera città di Bergamo. È evidente che il tema non può essere affrontato senza una strategia complessiva».
Sulla legge interviene anche la consigliera regionale Miriam Cominelli, che sottolinea l’assenza di una strategia complessiva sul tema energetico e territoriale.
«Il provvedimento sui data center è l’ennesima dimostrazione dell’assenza di una strategia della Regione sul tema dell’energia – spiega -. Si continuano ad affrontare separatamente questioni che sono invece strettamente connesse: data center, aree idonee, rete elettrica, pianificazione territoriale. Servirebbe una visione sistemica e obiettivi chiari». Proprio per aprire questo confronto il Pd ha chiesto e ottenuto un Consiglio regionale straordinario che si terrà il 4 giugno.




Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di QuiBrescia, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.