Paolo Pagani: “La ricandidatura unitaria di Zanardi anticiperà a Brescia il nuovo Pd”

Brescia. “Un nuovo Pd è necessario alla nazione per porre fine, il prima possibile, a una esperienza di governo di una destra regressiva, corporativa e anche un po’ razzista. Che si definisce conservatrice ma che in realtà vuole fare tornare indietro la ruota della storia. Non vuole conservare il peggio della società attuale, vuole fare ritornare il peggio delle società dell’altro ieri. Un nuovo Pd è in fieri”, scrive in una nota in vista del congresso provinciale del 1 ottobre Paolo Pagani, esponente Pd ed ex segretario bresciano di Articolo Uno. “Con il nuovo manifesto dei valori, approvato dall’assemblea costituente di alcuni mesi fa, si è cambiata la costituzione formale. Con la vittoria di Elly Schlein si è cominciato a cambiare la costituzione materiale. E si sta cominciando a vedere”.
“Al di là delle amenità, di qualche commentatore e di qualche area interna al partito, sulla deriva massimalista (dimostrando tra l’altro una ignoranza storica sul ruolo del massimalismo nel sinistra italiana) si sta definendo una identità chiara di un partito”, prosegue Pagani, “che intende rappresentare un ben definito blocco sociale attorno a nuove politiche per il lavoro, nuovo ruolo dello stato in economia, nuove politiche ambientali non sganciate dai temi sociali, una connessione tra diritti sociali e diritti civili, una visione dell’Europa federale che sappia svolgere una funzione determinante in nuovo ordine mondiale, che, qui e ora, passa per una soluzione diplomatica, a breve termine, della guerra in Ucraina. L’identità di un partito che torna a fare delle alleanze politiche e sociali il perno per la costruzione di una alternativa progressista a questa strada, avendo come stella polare la riconnessione, anche sentimentale, con il suo popolo: quello del lavoro, quello dei penultimi, quello degli ultimi”.
“Dopo che una parte dell’establishment, prima dell’estate, aveva tentato una manovra di delegittimazione della nuova segretaria (in continuità con una lunga storia italiana che sprigiona una eccezionale resistenza quando la sinistra, innovando, dà l’idea di potere uscire da una posizione subalterna) la risposta del nuovo gruppo dirigente è stata all’altezza della sfida. E la ripresa politica non sarà caratterizzata da una destra pigliatutto, ma da una battaglia politica e sociale, che servirà all’Italia. E anche a Brescia la si farà“, scrive ancora l’ex segretario provinciale di Articolo Uno. “Entro questo scenario si stanno tenendo i congressi locali del Pd, che devono essere una seconda tappa del processo costituente del nuovo Pd. Credo che in Lombardia e a Brescia questa consapevolezza abbia guidato l’apertura del processo”.
“Un processo”, spiega Pagani, “che non doveva ripetere lo schema nazionale Schlein vs Bonaccini, ma puntare a soluzioni unitarie. Per una semplice ragione. In politica, anche nella vita dei partiti, c’è un tempo per strappare e c’è un tempo per cucire. Schlein ha interpretato il tempo per strappare, in Lombardia e a Brescia si è interpretato il tempo per cucire. La candidatura di Silvia Roggiani che, alla fine, anche Emilio Del Bono ha valutato positivamente proprio per l’afflato unitario, può dare al Pd la forza per cominciare a porre fine ad una egemonia della destra, che sta imballando il motore dell’Italia”.
E, venendo alle cose bresciane, Pagani sostiene che “la ricandidatura unitaria di Michele Zanardi, partendo dalla valorizzazione delle scelte passate (tavolo del centrosinistra largo, lista unitaria alle provinciali, gestione intelligente del dopo Del Bono in città), è il mondo migliore per mettere a frutto le capacità bresciane di anticipare, a volte, scenari nazionali. In questo senso penso e credo che il secondo mandato di Zanardi darà un grande contributo alla costruzione del nuovo Pd”.

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