Ius scholae, nel bresciano lo attendono 20mila studenti

Arriva alla Camera la proposta di legge che offre la possibilità per i ragazzi figli di genitori stranieri di avere la cittadinanza italiana al termine di un ciclo scolastico.

Brescia. Arriva in Aula alla Camera la proposta di legge che mira a modificare l’attuale normativa sull’acquisizione della cittadinanza italiana da parte di un cittadino straniero.
Dopo vari tentativi nel corso degli ultimi anni, tutti rimasti lettera morta, l’Assemblea di Montecitorio si appresta ad esaminare il testo che introduce lo ius scholae, ovvero la possibilità di richiedere la cittadinanza per un minore straniero dopo il compimento di almeno un ciclo scolastico di 5 anni.

Il testo consente l’acquisto della cittadinanza italiana al minore straniero che sia nato in Italia o vi abbia fatto ingresso entro il compimento del dodicesimo anno di età e che abbia risieduto legalmente e senza interruzioni nel nostro Paese, qualora abbia frequentato regolarmente per almeno cinque anni nel territorio nazionale uno o più cicli presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione o percorsi di istruzione e formazione professionale triennale o quadriennale idonei al conseguimento di una qualifica professionale.
Lo ius scholae è, dunque differente dallo ius sanguinis e dallo ius soli.

Il primo è il principio attualmente in vigore in Italia per l’acquisizione della cittadinanza: è italiano chi nasce da almeno un genitore in possesso della cittadinanza e ne “eredita il sangue”. Gli stranieri, che arrivano nel paese, possono chiedere la cittadinanza per naturalizzazione solo dopo 10 anni di permanenza continuativa sul suolo italiano. I loro figli, invece, devono aspettare il compimento della maggiore età, dimostrando di aver vissuto ininterrottamente qui dalla nascita.

scuola stranieri

In base al principio dello ius soli, il diritto di cittadinanza si sostanzia con la nascita sul territorio di uno Stato indipendentemente dalla nazionalità di appartenenza dei genitori. I principali paesi europei (Regno Unito, Germania e Francia) applicano forme modificate di ius soli (oltre alla nascita sul territorio dello stato sono richieste diverse condizioni variabili da stato a stato). Ad applicare lo ius soli sono il Brasile, il Canada, gli Usa, e in genere quasi tutti i paesi del continente americano.

In base al testo all’esame dell’Aula di Montecitorio, perchè acquisisca la cittadinanza italiana, i genitori dell’interessato in possesso dei requisiti, purchè siano entrambi residenti in Italia, dovranno rendere una “dichiarazione di volontà” entro il compimento della maggiore età del ragazzo. L’interessato può rinunciare alla cittadinanza acquisita entro due anni dal raggiungimento della maggiore età, purché in possesso di altra cittadinanza, e, viceversa, fare richiesta di acquisto della cittadinanza all’ufficiale di stato civile entro due anni dal raggiungimento della maggiore età, ove i genitori non abbiano reso la dichiarazione di volontà.
Una norma del testo specifica che il requisito della minore età si considera riferito al momento della presentazione dell’istanza o della richiesta da parte dei genitori.

L’iter del provvedimento è stato lungo e non privo di ostacoli: contro la proposta di legge – sostenuta da centrosinistra e M5s – si sono schierati sin dall’inizio Lega e Fratelli d’Italia, mentre Forza Italia inizialmente ha votato a favore in occasione dell’adozione del testo base, per poi votare contro quando la commissione Affari costituzionali ha licenziato il provvedimento per l’Aula.
E la battaglia del centrodestra si sposterà ora in Assemblea. Durante l’esame in commissione sono state apportate alcune modifiche al testo base, con l’approvazione di quattro emendamenti: tra le novità più importanti, l’aggiunta della necessaria conclusione “positiva” dei 5 anni di scuole elementari, la possibilità che siano considerati anche i percorsi di formazione professionale per la richiesta della cittadinanza, l’eliminazione del requisito della richiesta presentata da entrambi i genitori (è sufficiente che la domanda sia inoltrata da uno solo dei genitori) e, infine, l’eliminazione dal testo del requisito della residenza in Italia “ininterrotta”.

Attualmente in Italia sono 877mila bambini che frequentano le scuole italiane, senza essere in possesso della cittadinanza. Nel bresciano sono 20mila gli studenti che siedono ai banchi, la maggioranza dei quali frequenta il ciclo della primaria e la secondaria di primo grado (medie), rappresentando il 12% della popolazione scolastica bresciana

Questi i capisaldi della proposta di legge che mira a introdurre nell’ordinamento italiano lo ius scholae: la cittadinanza italiana può essere acquisita dal minore straniero nato in Italia o che vi ha fatto ingresso entro il compimento del dodicesimo anno di età. Il minore deve risiedere legalmente in Italia e deve aver frequentato regolarmente, nel territorio nazionale, per almeno cinque anni, uno o più cicli scolastici presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione o percorsi di istruzione e formazione professionale idonei al conseguimento di una qualifica professionale.

Nel caso in cui la frequenza riguardi la scuola primaria, è altresì necessaria la conclusione positiva del corso. Il requisito della minore età si considera riferito al momento della presentazione dell’istanza o della richiesta da parte di uno dei genitori o di chi esercita la responsabilità genitoriale.

La cittadinanza si acquista a seguito di una dichiarazione di volontà in tal senso espressa, entro il compimento della maggiore età dell’interessato, da un genitore legalmente residente in Italia o da chi esercita la responsabilità genitoriale, all’ufficiale dello Stato civile del comune di residenza del minore.

Entro due anni dal raggiungimento della maggiore età, l’interessato può rinunciare alla cittadinanza italiana se in possesso di altra cittadinanza. Qualora non sia stata espressa la dichiarazione di volontà, l’interessato acquista la cittadinanza se ne fa richiesta all’ufficiale dello stato civile entro due anni dal raggiungimento della maggiore età.

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