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Referendum, il No delle donne lombarde

(red.) “La Lombardia vuole mantenere le proprie eccellenze e non vuole un modello neocentralista dello Stato. Ciò potrà accadere solo se vincerà il NO, altrimenti ci troveremmo alla stregua di molte altre Regioni mal gestite e che stanno annegando nei debiti”. Lo hanno dichiarato gli assessori regionali della Lombardia Simona Bordonali (Lega Nord) e Viviana Beccalossi (Fratelli d’Italia), intervenendo questo pomeriggio. 21 novembre 2016, al Bianca Maria Palace Hotel di Milano all’iniziativa “Quello che le donne dicoNO”, alla quale hanno preso parte anche Mariastella Gelmini e Daniela Santanchè (Forza Italia) , supportate dal saluto di Matteo Salvini.

Sanità, tutela dell’ambiente, protezione civile, formazione professionale. Sono solo alcuni esempi di materie –ha aggiunto Simona Bordonali- che in caso di approvazione della riforma Renzi-Boschi-Verdini diventerebbero competenze esclusive dello Stato. La sanità lombarda deve essere gestita in Lombardia, non a Roma. Oggi abbiamo riunito tante amiche della coalizione e tante rappresentanti della società civile per ribadire con maggiore convinzione il nostro NO allo stravolgimento renziano della Costituzione”. Queste le parole di Simona Bordonali, assessore alla Sicurezza, Protezione civile e Immigrazione della Regione Lombardia. “Come donne bresciane e lombarde abbiamo voluto organizzare questo incontro per invitare tutti ad andare a votare. Il referendum del 4 dicembre non ha quorum. Stare a casa significa aiutare Renzi ed è bene che tutti lo sappiano”.

“Oltre a ciò che ha ben spiegato Simona Bordonali –dichiara Viviana Beccalossi– c’è anche una motivazione puramente politica che ci deve portare a votare NO. Mi riferisco allo schiaffone in faccia che riceverebbe Matteo Renzi nel caso in cui il SI non riuscisse a ottenere la maggioranza dei consensi. Se davvero vogliamo mantenere la sovranità popolare e continuare a dare dignità alla Lombardia, dobbiamo convincere parenti, amici e semplici conoscenti a recarsi alle urne. Siccome il fine giustifica il mezzo, diciamo a tutti loro che il primo obiettivo del referendum del 4 dicembre è mandare a casa Renzi”.

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