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Caso Mineo: Corsini e Mucchetti contro Renzi

I due senatori bresciani nel novero dei 13 autosospesi dal gruppo Pd. Protesta "contro l'epurazione" dalla commissione.

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(red.) Quanto avvenuto nel gruppo del Pd in occasione del dibattito sulle Riforme è stata «un’epurazione delle idee non ortodosse» ed è una «palese violazione della nostra Carta fondamentale. Chiediamo dunque alla presidenza del gruppo Parlamentare un chiarimento».
A dirlo è stato il 66enne senatore bresciano del Pd Paolo Corsini, ex sindaco della città, che ha parlato in Aula a nome di 14 senatori democratici – che si richiamano alla posizione della corrente che fa capo a Pippo Civati – i quali si sono autosospesi dal gruppo parlamentare in seguito a quanto avvenuto sulle riforme e sulla sostituzione di Vannino Chiti e  di Corradino Mineo nella commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama.
Oltre a Corsini, si è autosospeso l’altro senatore bresciano Massimo Mucchetti, classe 1953, presidente della commissione Industria. Con loro – per il momento – i senatori dem Casson, Chiti, D’Adda, Dirindin, Gatti, Giacobbe, Lo Giudice, Micheloni, Mineo, Ricchiuti, Tocci e Turano.
La mossa è molto pericolosa per i delicati equilibri parlamentari che sostengono il governo Renzi, il quale conta al Senato su una maggioranza molto risicata, di circa una decina di voti. Questo potrebbe indurre gli uomini di Renzi a scendere a patti con i dissidenti, che nel partito sono ormai in netta minoranza in quanto legati alla vecchia gestione bersaniana.
«Nelle prossime ore valuteremo come comportarci di fronte a un’azione lesiva del dibattito interno al Pd», ha detto Civati dopo la sostituzione di Mineo in commissione. Oggi «per i senatori sarà una giornata di riflessione: nella loro indipendenza e statura morale e politica, decideranno cosa fare, a iniziare da Mineo e da Chiti, che civatiano non è».
Civati non ha escluso di sollevare il tema nell’assemblea nazionale Pd di sabato che, sottolinea, «nasceva in chiave di gestione unitaria del partito».
«Il processo delle riforme va avanti, non si può fermare per pochi senatori», ha detto il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi commentando il ‘caso Mineo’. Caso che, precisa, «è una decisione del gruppo. E da lì che, martedì in assemblea, arriveranno le spiegazioni».
«14 senatori non possono permettersi di mettere in discussione il volere di 12 milioni di elettori e non possono bloccare le riforme che hanno chiesto gli italiani», ha rincarato la dose Luca Lotti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio. «Ci aspettavamo 20 persone, sono solo 14. Mineo ha tradito l’accordo con il gruppo. Siamo un partito Democratico, non anarchico».
«Il ministro Boschi e il sottosegretario Lotti schierano 12 milioni di voti come se fossero 12 milioni di baionette contro i 14 senatori dissidenti del Pd. Non viene loro il dubbio di sparare con il cannone contro le rondini? La sproporzione della reazione nasconde la povertà degli argomenti», ha replicato Mucchetti sul suo blog. «Che noia sentir ripetere sempre gli stessi ritornelli,
mandati a memoria. Renzi, che si riserva il gusto della battuta, si propone come l’uomo dei voti contro i veti. Peccato che non
voglia far votare ai cittadini il nuovo Senato, ma riservarne la composizione alle burocrazie dei partiti. Il generale Boschi e
il colonnello Lotti, poi, non si rendono conto che l’epurazione dei senatori Chiti e Mineo dalla commissione Affari Costituzionali contrasta con lo spirito del regolamento del gruppo Pd del Senato e con la logica».

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