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No F35: “Costerebbero 50 miliardi”

Una ricerca bresciana elenca criticità e verità omesse sull'acquisto dei cacciabombardieri. In caso di rifiuto non ci sarebbero penali". Appello ai deputati.

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(p.f.) Nonostante le ultime dichiarazioni del ministro della difesa, che ha confermato l’intenzione di acquistare tutti gli F-35, il Comitato bresciano No F-35 non si arrende e annuncia che continuerà ad appellarsi ai parlamentari eletti nella nostra provincia. Le ragioni del no sono contenute in dossier, che il comitato nazionale aveva già presentato a Roma il 18 febbraio scorso e che la sezione bresciana ha illustrato sabato 29 marzo nell’oratorio della chiesa di Santa Maria in Silva, oltre che in alcuni incontri nelle scuole.
“Non ci sono solo questioni etiche”, ha spiegato Guido Lanfranchi, “ma anche tecniche, tanto che il Pentagono ha rilevato centinaia di problematiche al punto di sposndere i collaudi in volo per le indispensabili verifiche”. Tra le criticità, ci sono le difficoltà di decollo e atterraggio sulle portaerei, il rischio di incendio della coda quando il cacciabombardiere vola alla massima veloctà, poca visibilità posteriore per il pilota, dubbi sulla enfatizzata capacità di sfuggire ai radar, rischio di esplosione per la vicinanza al motore del servatoio del carburante, complessità e vulnerablità del sistema di controllo e guida, installato solo nelcasco del pilota, che non ha dispositivi alternativi e che determina ritardi nei tempi di reazione.
Il comitato rileva poi che, sulla vicenda, ci sia stata una pioggia di menzogne ed omissioni da parte delle istituzioni italiane. Dalla Difesa, infatti, è stato più volte detto che ci sarebbe una penale da pagare per l’eventuale ritiro del progetto. “Non è vero”, sottolinea Lanfranchi, “è vero invece che ogni anno i Paesi partner devono confermare l’adesione. Restare nel progetto è chiaramente una scelta politica che si rinnova. Ecco perché vogliamo che i parlamentari bresciani si esprimano, perché saranno loro a votare in aula”. Secondo il comitato, non ci saranno le sbandierate ricadute tecnologiche in Italia, perché tutta la ricerca e lo sviluppo del progetto è proprietà esclusiva dell’industria statunitense Lockheed Martin, così come falso è che si genereranno 10.000 posti di lavoro. Secondo Finmeccanica non si arriverà a più di 2000. Inoltre, di fronte ad una spesa già effettuata fino ad ora di 3,4miliardi di euro, in base ai contratti già firmati, l’Italia ha avuto un ritorno di meno di 700.000 euro, pari quindi a un 19%.
Proprio la questione costi è un altro punto dolente, su cui c’è poca chiarezza e trasparenza. La vulgata vuole che il costo per l’acquisto sia complessivamente di 12-15 miliardi. In realtà, questa cifra riguarda solo l’acquisto degli aerei. Il costo complessivo del progetto, tra addestramento, costi di esercizio, manutenzione, è stato stimato in 50 miliardi di euro. Il comitato si è divertito a vedere come si potrebbero spendere quei soldi. Con i 135milioni di euro di un F-35, si pagherebbe: la retribuzione di 5.400 ricercatori per un anno; la messa in sicurezza di 135 scuole; l’acquisto di 21 treni per pendolari; la copertura di 33.750 borse di studio di 4000 euro per universitari; la partecipazione di 20.500 ragazzi al Servizio civile nazionale; la costruzione di 405 nuovi asili capaci di creare 3645 nuovi posti di lavoro; l’accoglienza dignitosa di 10.567 richiedenti asilo per un anno.
Da parte loro, alcuni enti locali hanno già approvato delle mozioni contro il progetto. Nel bresciano lo hanno fatto il comune capoluogo, Roncadelle, Nave, Berlingo, Chiari, Collebeato, Rezzato, Calcinato. Secondo il comitato, però, i parlamentari che saranno chiamati a votare ne sanno ben poco. Da qui, l’idea di continuare a informarli.

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