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Italicum spiaggiato sulle quote rosa

Le deputate chiedono «rispetto della parità di genere» nella composizione delle liste contro una «penalizzazione delle donne». Lunedì il voto.

(red.) Saranno le donne a intralciare i progetti del presidente del Consiglio Matteo Renzi per una riforma della legge elettorale? Proprio lui che ha fortissimamente voluto una squadra di Governo “più rosa” potrebbe essere stoppato dal gentil sesso, sul piede di guerra per la rappresentanza femminile nell’Italicum di renziana ideazione.
Non ha nascosto i propri dubbi sulla questione la presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini che è intervenuta sottolineando apertamente le perplessità delle colleghe deputate affermando di avere incontrato «un gruppo di deputate, appartenenti a diversi gruppi politici, che mi hanno espresso la loro preoccupazione in merito alla rappresentanza femminile nella legge elettorale. Abbiamo due articoli della Costituzione, il 3 (sull’uguaglianza) e il 51 (sulla promozione delle pari opportunità), che ci spingono in questa direzione. E la metà della nostra popolazione è costituita da donne. La nuova legge elettorale deve tenere conto di questo. Faccio appello a tutte le forze politiche, a deputati e deputate, perché prevalga il senso di responsabilità e le richieste avanzate in questo senso vengano prese in considerazione». «Il rispetto della parità di genere» ha chiosato Boldrini «è una causa che riguarda tutti e che si deve tradurre in azioni concrete. Anche così si mette in atto il cambiamento».
Intanto, l’ Aula si è fermata, nella giornata di venerdì, ed il voto sull’Italicum è così slittato all’inizio della prossima settimana.
La decisione è stata presa dalla Conferenza dei Capigruppo, contrario il Pd. A questo punto il voto finale sull’Italicum dovrebbe arrivare lunedì prossimo, quando il provvedimento tornerà in Aula dalle ore 11. L’aula e’ convocata anche per il pomeriggio e, nel caso in cui si renda necessario, anche per la seduta notturna.
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, auspica «la conclusione positiva su basi di adeguato consenso parlamentare» dell’iter della legge, ma in questa fase «è fuorviante» chiedergli, «in nome di presunte incostituzionalità, di pronunciarsi o ‘intervenire’ sulla materia». Infatti non ha «altro ruolo da svolgere che quello della promulgazione – previo attento esame – del testo definitivamente approvato dalle Camere».
«Fin dalla prima sentenza (2008) in cui la Corte Costituzionale sollevò dubbi sulla legittimità costituzionale della legge elettorale del 2005 – si legge in una nota diffusa dal Quirinale – il Capo dello Stato sollecitò doverosamente le forze parlamentari a procedere a una revisione e ricevette risposte largamente affermative, che non si sono però tradotte in decisioni legislative fino alla decisiva pronuncia della Consulta che con la sentenza n. 1 del 2014 ha annullato alcune fondamentali disposizioni della legge elettorale rimasta vigente». «Essendosi finalmente messo in moto alla Camera dei deputati un iter di revisione di detta legge, il presidente della Repubblica – conclude la nota – non può che auspicarne la conclusione positiva su basi di adeguato consenso parlamentare, non avendo altro ruolo da svolgere che quello della promulgazione – previo attento esame – del testo definitivamente approvato dalle Camere».
La legge è in discussione a Montecitorio ma, a pochi giorni dall’8 marzo, c’è il rischio che al festa delle donne «rimanga un appuntamento con la memoria vuoto e retorico» perché «il tema della pari rappresentanza di genere nelle liste è stato accantonato, pur essendo oggetto di numerosi emendamenti trasversali». E’ quanto si legge in comunicato sottoscritto da circa 50 tra senatori e senatrici del Pd. «Sarebbe paradossale che misure per un’equa rappresentanza di genere tra gli eletti fossero contenute nelle leggi elettorali delle assemblee elettive a tutti i livelli di governo, tranne che nella normativa più importante, quella per l’elezione della Camera dei deputati. Tanto più che dalla prossima legislatura essa sarà probabilmente l’unico ramo elettivo del Parlamento», hanno sottolineato.
«E’ per questo – proseguono i senatori Pd – che chiediamo a tutti di affrontare con urgenza il tema: su una questione così importante per il futuro del Paese non possiamo permetterci arretramenti rispetto al percorso di qualificazione della rappresentanza raggiunto negli ultimi anni con il concorso di tutte le forze politiche. Sarebbe inaccettabile se la nuova legge elettorale penalizzasse le donne, cioè la maggioranza del Paese; una mancanza così grave qualificherebbe la tanto attesa riforma come inadeguata e non europea».

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