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Bufera nel Pdl: avanti con un tweet

Sabato il Consiglio nazionale. Gelmini e Formigoni polemizzano a colpi di cinguettii sul numero dei lealisti. Il bresciano Parolini specifica: «Nei territori c’è unità».

(red.) In casa Pdl la resa dei conti è vicina. Con il Consiglio nazionale del partito, che si terrà sabato 16 novembre, la polemica fra governativi e lealisti potrebbe arrivare allo scontro finale.
Le schermaglie interne al Pdl, hanno tenuto banco sulle pagine dei giornali negli ultimi tempi e, nella giornata di lunedì 11 novembre, si sono tradotte in un botta e risposta fra l’ex governatore lombardo Roberto Formigoni e l’ex ministro dell’Istruzione, la bresciana Mariastella Gelmini.
A lanciare la prima pietra, modernamente declinata in un tweet, proprio Formigoni, che ha annunciato: «In Lombardia, dove, ahimè, abbondano falchi e pitonesse, il nostro documento Innovatori Pdl ha già raccolto la firma del 40% di membri del Consiglio nazionale».
Pressoché immediata la replica della Gelmini: «in Lombardia oltre il 70% dei delegati ha scelto di stare con Berlusconi, #Formigoni millanta il 40% delle firme che tristezza». Secondo quanto dichiarato dalla bresciana, infatti, «Formigoni deve bluffare per restare in partita, ma oggi con Mantovani abbiamo fatto il punto sui numeri e la differenza  tra i lealisti e i governativi è di 75 a 24».
Il clima politico è molto teso. E le conseguenze di questo scontro si fanno sentire anche a livello bresciano. Mauro Parolini, capogruppo in Regione e firmatario del documento dei lealisti, ha sottolineato che «Sulla difesa di Berlusconi siamo tutti d’accordo. Nei territori la situazione non è tesa come ai vertici nazionali, c’è un’unità oltre le polemiche. Le differenze sono sostanzialmente due. Innanzitutto la necessità della presenza al Governo perché ogni altra alternativa sarebbe dannosa al partito e allo stesso Berlusconi. La seconda è una richiesta di maggiore democrazia del Pdl».
Gelmini, comunque, specifica: «Se è vero che la nostra presenza al governo non è direttamente legata alla decadenza, è altrettanto chiaro che il Pd che è nostro alleato ha trasformato la Giunta per le elezioni in un plotone di esecuzione contro Berlusconi e forzato norme e regolamenti per votare con un voto palese al Senato sulla sua decadenza».
E su questo, l’ex ministro dell’Istruzione ha le idee chiare: «Non possiamo derubricare questo atteggiamento ad una bagatella, anche perché a questo punto rischiamo di avere un ruolo marginale anche rispetto alla Legge di stabilità che faticosamente stiamo cercando di migliorare».

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