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Pd, Orlando: «Disposto a farmi da parte»

Il sindaco di Roncadelle cerca una soluzione abbia più largo consenso possibile. «Per l’unità e il cambiamento, si potrebbe trovare una convergenza su un altro candidato»

(red.) Michele Orlando è il candidato alla segreteria provinciale del Pd che si è guadagnato il maggior numero di voti al primo turno. Sostenuto dall’ala sinistra del partito, ha ottenuto 36 delegati all’assemblea provinciale contro i 35 del segretario uscente Pietro Bisinella e i 32 di Antonio Vivenzi.
Se sabato 9 novembre si farà un po’ più di chiarezza sulle sorti della segreteria bresciana, al momento la partita rimane aperta. I 103 delegati eletti nelle liste sceglieranno, insieme ai tre aventi diritto (cioè i referenti della commissione elettorale) tra i candidati che raccolgono il maggior numero di delegati. Questo, di fatto, renderebbe possibile un collegamento diverso rispetto a quello del primo turno. Gli equilibri, quindi, potrebbero cambiare. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Orlando ha dichiarato di avere come obiettivo una  «soluzione che abbia un consenso il più largo possibile».
«Sono il candidato – ha dichiarato il sindaco di Roncadelle – che , anche se di poco, è stato il più votato e sento nei confronti di tutti gli iscritti il dovere di tentare, per trovare una soluzione unitaria forte, che non ci costringa a una conta». «Il Pd è sempre più un partito di governo, abbiamo il dovere di individuare una leadership forte e coesa. Occorre un partito forte e autorevole anche perché abbiamo una responsabilità nei confronti di una provincia come quella bresciana, che è una delle più importanti d’Italia».
Il confronto con gli altri due candidati è già iniziato. La proposta di un accordo a tre, comunque, è saltata per un impegno di Bisinella, che, poi, ha proposto un patto di alleanza con Vivenzi. In ogni caso, Orlando a dichiarato che  continuerà a «lavorare per l’obiettivo dell’unità e del cambiamento.  Se non ci fossero più le condizioni per raggiungere un accordo unitario sul mio nome, a quel punto giudicherei opportuno e inevitabile per l’unita e il cambiamento trovare una convergenza su un altro candidato. Perché due cose sono uscite chiare dal voto degli iscritti, un terzo ha votato il segretario uscente, ma due terzi hanno chiesto di cambiare metodo e facce. L’obiettivo deve essere un segretario forte, autorevole, espressione del cambiamento che gli iscritti, ma anche i cittadini, chiedono».

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