Del Bono: “Bilancio, situazione critica”

Alla vigilia del consiglio comunale del 16 luglio, il nuovo sindaco fa il punto. "Il disavanzo risale al 2012 e la giunta lo sapeva. Obiettivo, vendere 80 milioni nel 2014".


(red.) Alla vigilia del Consiglio Comunale di martedì 16 luglio, il sindaco Emilio Del Bono e l’assessore al Bilancio Paolo Panteghini hanno fatto il punto sul bilancio ereditato da chi li ha precideduti a Palazzo Loggia. Dai conti emerge che il buco strutturale del bilancio municipale, superiore ai 30 milioni di euro, era già noto alla giunta precedente che però non ha affrontato adeguatamente il problema, limitandosi a tamponarlo nel 2012. Ora l’amministrazione ha allo studio un programma di riduzione dei costi e di cessioni di immobili e partecipazioni per circa 80 milioni di euro, da attuarsi nel 2014, per ridurre l’indebitamento di Palazzo Loggia.
Ma vediamo nel dettaglio la posizione di Del Bono e Panteghini. Negli ultimi anni il Comune di Brescia ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità e di fronte a una situazione critica (con un significativo disavanzo tra spese ed entrate correnti), anziché intervenire, ha vissuto alla giornata. «La Loggia ha venduto un po’ di argenteria, ha promesso di venderne altra, promessa non mantenuta. Insomma, ha cercato di vivacchiare ricorrendo a soluzioni temporanee. Non solo. Ha cercato di peggiorare la situazione programmando interventi costosi (e di dubbia utilità per i bresciani) come la sede unica del Comune e l’incomprensibile parcheggio sotto il Castello. Un buon esempio di cattiva gestione», hanno spiegato.
Entrando nei dettagli, la Giunta sostiene che il buco nei conti risale al 2012. Nelle note del Settore Bilancio si sottolinea infatti che il disavanzo di parte corrente (la vera piaga di Brescia) ha origini fin dalla prima metà del 2012. «La Giunta Paroli era consapevole della situazione, ma non ha agito. E ha lasciato così deteriorare la situazione», dice ancora il sindaco.
«Per chiarire la vicenda è essenziale l’informativa del 31 maggio 2012, che ha per oggetto la predisposizione del bilancio di previsione 2013 (PG. 44473), ma che dà precise indicazioni anche sul bilancio preventivo 2012. A pagina 3 si legge per esempio che “I primi mesi dell’esercizio 2012 sono stati caratterizzati dal progressivo deterioramento dell’equilibrio di parte corrente del bilancio”».
«Dai dati riportati emerge che il disavanzo tra spese ed entrate correnti è infatti pari a -37,9 milioni di euro. Il documento PG. 44473 spiega poi in modo dettagliato come, nonostante il marcato disavanzo di parte corrente, si sia giunti all’equilibrio del bilancio di previsione 2012 (non 2013!): il tutto è avvenuto mediante l’utilizzo di poste una tantum».
«Gli interventi sono stati quattro. Il primo è stato l’utilizzo di 22,2 milioni di avanzo di amministrazione (il Settore bilancio segnala che “tale voce… non può in ogni caso essere riapplicata nel corso del prossimo esercizio finanziario”). Il secondo, l’impiego per 9,7 milioni del fondo pluriennale vincolato (tralasciando la natura tecnica di questa posta, il Settore Bilancio rileva anche in questo caso il carattere di “eccezionalità” di questa copertura, che deriva da un fondo costituito con il mero scopo di cambiare i principi contabili applicati e non generato da entrate effettive)».
«Il terzo intervento è stato la stima di 6 milioni di proventi derivanti da permessi di costruire (a tale proposito, si legge che – a decorrere dal 2013 – i proventi di detti permessi non potranno più coprire la parte corrente, ma finanziare le spese in conto capitale)».
«Il quarto, infine, è una stima di 5,97 milioni di plusvalenze da alienazioni: anche in questo caso il Settore sottolinea che, in base alla norma vigente, a decorrere dal 2013 queste plusvalenze non potranno più coprire il disavanzo corrente».
In conclusione, il Settore Bilancio rileva che: “Gli equilibri di parte corrente del bilancio (previsionale) 2012 (…) possono dirsi garantiti solo attraverso entrate straordinarie e non ripetibili nel futuro per un importo pari a 43,9 milioni di euro”.
Quanto rilevato – secondo la nuova amministrazione – è sufficiente a mostrare la conoscenza di un forte disavanzo da parte della Giunta già nella prima metà del 2012.
Riguardo alle spese e alle entrate in conto capitale 2012, per il sindaco emerge un’opacità lampante: «Il bilancio preventivo del 2012 non è chiaro nemmeno sugli investimenti e soprattutto sulle loro modalità di finanziamento. In molti casi, questo documento prevede investimenti (per esempio sul Progetto Campus con l’Università Statale di Brescia da ben 4 milioni), ma dà indicazioni del tutto generiche sulle modalità di finanziamento».
La voce “alienazione di azioni” si ripete più volte. Ma nulla si dice su quali e quante azioni si debbano vendere. Da quanto abbiamo appreso dagli Uffici, manca tuttora un piano di alienazione. Ed anche su questo punto il Settore Bilancio è più che chiaro. A pag. 15 dell’Informativa si dice infatti che “In tale contesto, appare evidente l’impossibilità di prevedere ulteriori opere e lavori pubblici che scaturiscono dal bilancio dell’ente”.
«Nel settembre 2012», spiega ancora Del Bono, «la Giunta ha avuto un sussulto di consapevolezza (forse perché ha capito come sia talvolta difficile continuare a vendere l’argenteria) e ha varato una manovra di aumento dell’Imu. Ma la manovra era inadeguata. Pur garantendo maggiori entrate per 27,1 milioni di euro, il 2012 si è chiuso in rosso. Non solo. Si è chiuso in modo rocambolesco. Nonostante il carattere strutturale (e non congiunturale) del disavanzo, Brescia è stata insignita del “bollino” di Comune “virtuoso” e ha ricevuto inoltre un bonus da parte della Regione».
Per i non addetti ai lavori, ciò significa che, nel 2012, il “virtuoso” Comune di Brescia ha beneficiato di una riduzione del saldo obiettivo, rispetto al dato iniziale quantificato in sede di approvazione del bilancio 2012, di circa 33 milioni, «una cifra curiosamente molto simile a quella del disavanzo attuale».
«E’ giusto chiedersi», dice il sindaco, «se questi dubbi siano eccessivi. Per far questo prendiamo il rendiconto 2012 ed escludiamo le entrate straordinarie e le entrate una tantum. Ebbene, si ottiene un disavanzo di parte corrente di 16, 1 milioni di euro. A dimostrazione del fatto che il problema non era temporaneo ma strutturale, la situazione si è ripresentata nel 2013. Tanto è vero che nel marzo 2013, il Settore Bilancio ha inviato al Sindaco e all’assessore al Bilancio un’altra nota informativa sul bilancio (di previsione) 2013 (PG. 0029925). Nell’informativa si sottolineava che il disavanzo di parte corrente è pari a 31,6 mln.  Si noti che nella stessa informativa del 31 maggio 2012 (PG. 44473) è contenuta anche un’ipotesi di manovra: la Ragioneria ha indicato alla Giunta come riportare il bilancio in equilibrio. Ma la Giunta non l’ha ascoltata».
Nello stesso periodo, i revisori del Comune (12 aprile 2013) hanno espresso forti preoccupazioni e hanno sottolineato le forti criticità del bilancio di previsione 2013. Ancora una volta, la Giunta non ha ascoltato.
«Nonostante i campanelli di allarme fossero duplici la Giunta Paroli ha deciso di non decidere. Vale a dire, non ha presentato il bilancio di previsione 2013, causando un danno notevole per l’anno in corso. Senza guida e senza un bilancio preventivo la nostra città si trova così ad affrontare un lungo periodo di esercizio provvisorio. In altri termini, la macchina amministrativa, priva di indirizzo politico, deve far fronte alle spese mese per mese senza una benché minima regia. In tale situazione, il Comune non può lavorare a pieno ritmo e la sua azione perde di efficacia. Non solo. A luglio 2013, la situazione risulta di fatto ingessata: la spesa corrente già impegnata per l’anno in corso è pari all’incirca al 90% di quella dell’anno precedente».
«Ciò significa che risulta estremamente difficile (se non impossibile in alcuni casi) mettere in atto interventi di razionalizzazione della spesa se le risorse sono già uscite dalle casse del Comune o si apprestano a farlo. Va ribadito: causa l’inerzia della vecchia Giunta, gli interventi di razionalizzazione, che si sarebbero potuti ripercuotere positivamente sul bilancio 2013, risultano quasi impossibili. Non solo dunque la macchina è ferma, ma per riportarla a pieno regime bisognerà attendere il 2014».
«Che fare? A differenza di quanto è avvenuto fino al 2012, la normativa oggi impedisce di destinare le entrate in conto capitale (quelle derivanti dalla vendita dei beni del Comune) alla copertura del disavanzo di parte corrente. In altri termini, la legge vieta che il Comune possa vendere l’argenteria di famiglia per far fronte a un tenore di vita troppo elevato, ma consente di utilizzare queste entrate per ridurre i debiti. Attualmente, il Comune e le sue partecipate hanno un debito complessivo molto elevato, che drena risorse. Diventa pertanto cruciale intervenire per ridurre questo fardello eccessivo. Le entrate in conto capitale (dovute alla vendita dei gioielli di famiglia) servono proprio a questo: riducendo il debito si potrà dunque ridurre la spesa per interessi che al momento è estremamente elevata. Con un taglio consistente di questa voce si avrà, a decorrere dal 2014, una sensibile riduzione del disavanzo tra entrate e spese correnti, la vera piaga di Brescia».
«E’ legittimo chiedersi perché non si possa cominciare già nel 2013 a vendere parte del patrimonio comunale. Purtroppo i tempi sono ridotti e le fasi dell’alienazione sono tre: primo, la Giunta indica quale bene vendere e a quali condizioni; secondo, la vendita deve passare in Consiglio Comunale; terzo, se il Consiglio approva, si apre una procedura di vendita. E’ difficile pensare che potremo realizzare alienazioni quest’anno, anche se la Giunta sta lavorando ad un piano di razionalizzazione volto a tal fine».
«Nonostante le oggettive difficoltà, la Giunta si è posta alcuni obiettivi: cercare di ridurre le spese per i servizi messi a gara, per recuperare spazi di manovra; riorganizzare la “galassia” di partecipazioni: attualmente, Brescia conta circa una ventina di partecipazioni in società (escludendo dal calcolo i soggetti privi di scopo di lucro); la Giunta procederà a una generale riorganizzazione, che non esclude ovviamente alienazioni o fusioni. Sul fronte della vendita delle partecipazioni, si cercherà di ottenere il miglior risultato possibile; per quanto concerne le società ritenute strategiche sarà necessario intervenire per modificare gli Statuti delle Società controllate, al fine di renderne meno costosa la gestione (mediante, per esempio, la riduzione del numero di consiglieri e del loro compenso); vendere oltre alle partecipazioni (o a quote di esse) anche gli immobili che, nonostante il periodo non certo felice, possono avere mercato: su tale versante gli Uffici stanno già effettuando una ricognizione che miri a individuare i cespiti da alienare e quelli da mantenere.
L’obiettivo, ambizioso, ma non certo irraggiungibile, è quello di vendere cespiti per un valore di circa 80 milioni di euro nell’anno 2014 e di verificare altre opportunità, nel 2015, quando la ripresa economica dovrebbe agevolare la cessione di altri beni.

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