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Brescia: Pdl in piazza, ma senza membri Governo

Sottosegretari e ministri non saranno alla manifestazione in piazza Duomo. Alfano a Letta: "No sovrapposizioni tra esecutivo e vicende giudiziare del Cavaliere".

(red.) I membri del governo del Pdl non parteciperanno alla manifestazione di questo sabato davanti al palazzo di giustizia a Brescia.
Silvio Berlusconi aveva già fatto capire venerdì che avrebbe evitato di coinvolgere l’esecutivo nelle sue vicende giudiziarie e, secondo quanto viene riferito da fonti parlamentari, questa mattina lo stesso Angelino Alfano, durante il vertice di maggioranza con il premier Enrico Letta e con i capigruppo Pd-Pdl-Sc, avrebbe confermato l’orientamento.
Nessuna sovrapposizione tra governo e vicende giudiziarie di Berlusconi, nessun membro del governo Pdl alla manifestazione. Non andranno i ministri e nemmeno i sottosegretari, secondo quanto si apprende.
“Il governo non deve temere la piazza del Pdl”. Dopo le rassicurazioni fornite direttamente da Silvio Berlusconi, il partito a vari livelli si premura di ribadire il concetto: l’esecutivo deve andare avanti. E non è un caso se sia sabato pomeriggio a Brescia che tanto più lunedì a Milano, i ministri pidiellini – qualche dubbio c’è invece sulla presenza dei vice e sottosegretari – diserteranno gli appuntamenti di piazza. Un’indicazione sponsorizzata da Gianni Letta, condivisa da Angelino Alfano – che ha rassicurato Letta – e accolta dallo stesso Cavaliere, che però non ha fatto partire nessun ordine di scuderia: “Berlusconi per ora non ci ha chiesto di non andare domani a Brescia, un conto sono i ministri altro conto i numeri due”, ha riferito un esponente pidiellino al governo. E le ‘colombe’ di via dell’Umiltà temono che possa scoppiare una polemica se alcuni componenti dell’esecutivo sfileranno in piazza.
La linea sul governo però non cambia: i due piani vanno mantenuti distinti, da una parte il governo e dall’altra un partito che, sebbene di maggioranza, si mobilita a difesa del suo leader contro i “magistrati politicizzati, accecati dall’odio”. Ma i toni forti usati ieri dall’ex premier nelle interviste a raffica in tv e le parole al vetriolo di molti pidiellini contro i giudici non sono piaciuti al Pd, ed è subito polemica. Ad affondare il colpo è il viceministro dell’Interno, Filippo Bubbico, che in una lunga nota afferma: “Non esiste il garantismo a giorni alterni”. Per il viceministro del Pd, numero due proprio del segretario Pdl in via Arenula, “chi ha responsabilità di governo non può scendere in piazza contro un altro potere dello Stato, ma deve per primo essere esempio di equilibrio e coerenza”. E il vicepresidente del Csm, Michele Vietti, si augura che se domani “ci saranno accenni alla giustizia, mi auguro che saranno in positivo”.
Se tuttavia è certa la manifestazione di sabati pomeriggio a Brescia, con la mobilitazione di massa del partito di via dell’Umiltà e la richiesta di Berlusconi di una presenza massiccia, altrettanto non può dirsi per la mobilitazione davanti al tribunale di Milano lunedì, in concomitanza con l’udienza del Porcesso Ruby. Per ora deputati e senatori sono stati preallertati: lunedì riunione dei gruppi alle 11 allo Star Hotel.
A spingere affinchè il partito facesse sentire la proprio voce i cosiddetti ‘falchi’: idea che in un primo momento, ancora sotto l’effetto della rabbia e dell’indignazione per la conferma della sentenza Mediaset, non e’ affatto dispiaciuta al Cavaliere. Ma poi, con il passare delle ore e l’arrivo sempre più insistente di messaggi non favorevoli, l’ex premier avrebbe lasciato cadere la cosa. Fonti pidielline riferiscono che dal Colle sarebbe stato fatto filtrare un certo ‘disappunto’.
E altrettanto sarebbe stato fatto pervenire a palazzo Grazioli da palazzo Chigi. Ma il Cavaliere non sente ragioni: mi devo difendere e lo farò parlando direttamente al mio popolo, ha spiegato ai suoi interlocutori. Dunque, il discorso dell’ex premier sarà incentrato sulla giustizia, sulla “presecuzione” di cui, a suo dire, è vittima da oltre 20 anni e che è giunta “alla guerra finale”. Un affondo a tutto tondo contro le ‘distorsioni’ del sistema, contro una magistratura che “utilizza il suo potere per eliminarmi dalla scena politica”. Il passo successivo, come preannunciato, sarà il rilancio di una riforma radicale della giustizia, a partire dalla separazione delle carriere fino alla responsabilità civile delle toghe.

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