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“M5S in Parlamento: la storia ha inizio”

Così Grillo ha salutato neoletti del Movimento al debutto nella XVII Legislatura. Diverse le 'matricole' bresciane. Ma gli occhi sono puntati sui grillini.

(red.) “M5S in Parlamento: la storia ha inizio”. Beppe Grillo, oggetto di un pesante articolo ad opera di Der Spiegel,  lancia con queste parole dalle pagine del suo blog una diretta streaming sulla web tv La Cosa, per accompagnare deputati e senatori del Movimento nel loro primo giorno di lavori in Aula. Una diretta video da piazza Colonna per salutare alcuni degli eletti prima dell’ingresso a Montecitorio e Palazzo Madama. Al Senato, il bresciano Vito Crimi è entrato sfoggiando uno striscione su cui campeggiava la scritta “Noi siamo il megafono, voi la voce”.
Dalle prime ore di questo venerdì i 5 Stelle dai loro profili Facebook e Twitter celebrano con messaggi e foto il debutto.
Molti gli onorevoli, tra cui 13 bresciani, al debutto nelle aule di Montecitorio e Palazzo Madama.
Il presidente provvisorio Antonio Leone ha aperto la prima seduta della Camera alle 10,35. Inizia così la diciassettesima legislatura. Alle 11 la seduta inaugurale anche al Senato.
Al saluto rivolto alla Camera da Antonio Leone al nuovo papa Francesco e al presidente della Repubblica, i presenti in aula a Montecitorio hanno risposto alzandosi in piedi e applaudendo a lungo. Non tutti i deputati del M5s però hanno applaudito. Tra coloro che hanno evitato, restando seduto al suo posto, Roberto Fico il grillino candidato alla presidenza della Camera.
Applausi a scena aperta da parte dei deputati del Movimento 5 stelle quando in aula il presidente provvisorio Antonio Leone ha salutato i nuovi eletti, sottolineando in particolare la forte presenza di giovani e donne. Tutti i grillini sono scattati in piedi per applaudire, accompagnati anche da molti del Pd.
Giornalisti e fotografi scatenati all’ingresso della Camera per il ‘primo giorno di scuola’ dei neoeletti della XVII legislatura. Tv e cameraman hanno assediato i primi deputati che arrivano in piazza Montecitorio. Tra i primi onorevoli ad arrivare in Transatlantico ci sono i grillini: tutti in spolvero, soprattutto gli uomini (in giacca e cravatta). Nessuna ‘divisa’, anche se più d’uno indossa una cravatta nera con la scritta in bianco ‘no carbone’.
I deputati del M5S si sono posizionati tutti nelle ultime file in alto dell’emiciclo, da dove si ‘controlla’ agevolmente tutta l’aula. Naturalmente, si tratta di una collocazione provvisoria, dal momento che l’assegnazione dei posti avverrà soltanto dopo la costituzione dei gruppi parlamentari.
Intanto, fumata nera per i capigruppo del Pdl. A quanto si apprende, per il capogruppo a Montecitorio il Pdl voterà lunedì, mentre per palazzo Madama ci sarà un’altra riunione ad hoc martedì. E’ quanto emerso dalla riunione dei parlamentari svoltasi questa mattina a Montecitorio prima della seduta inaugurale. In pole per guidare il gruppo alla Camera c’è sempre Maurizio Lupi, affiancato da Mara Carfagna, mentre sarebbero stabili le quotazioni di Renato Brunetta. Per il Senato Renato Schifani resta il favorito.
All’ordine del giorno per deputati e senatori l’elezione dei presidenti delle rispettive assemblee. Prima però ci sarà spazio per una serie di adempimenti legati all’insediamento dei due rami del Parlamento.
Terminate le riunioni sarà quindi possibile procedere all’elezione del presidente con votazione a scrutinio segreto. Al Senato occorre la maggioranza assoluta dei voti dei componenti dell’Assemblea, richiesta anche al secondo scrutinio, quindi 160 voti su 319 componenti (315 più 4 senatori a vita). Se non si arriva alla fumata bianca, la seduta viene aggiornata al giorno successivo, quando alla terza votazione per l’elezione è sufficiente la maggioranza assoluta dei voti dei presenti, computando anche le schede bianche. In caso di ulteriore impasse, si va al ballottaggio tra i due candidati che hanno ottenuto nel precedente scrutinio il maggior numero di voti e viene proclamato eletto quello che consegue la maggioranza, anche se relativa, circostanza che l’ultima volta si verificò nel 1994, quando venne eletto Carlo Scognamiglio a scapito di Giovanni Spadolini, 162 a 161. A parità di voti è eletto o entra in ballottaggio il più anziano di età. Entro sabato pertanto si conoscerà il nome del nuovo presidente del Senato.
Alla Camera invece per l’elezione del presidente al primo scrutinio è richiesta la maggioranza dei due terzi dei membri dell’Assemblea, 420 preferenze. Nei due successivi sono necessari i due terzi dei voti, computando anche le schede bianche. Dalla quarta votazione è sufficiente la maggioranza assoluta dei voti. Probabile quindi che occorra attendere almeno fino a sabato per conoscere il nome del successore di Gianfranco Fini.

 

 

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