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Viminale, ricusati simboli elettorali “tarocchi”

Su 219 liste, 34 respinte e 16 dichiarate senza effetto e quindi bocciate. Erano stati 'clonati' i contrassegni di Monti, Ingroia e del Movimento 5 Stelle di Grillo.

(red.) Su 219 simboli elettorali depositati al Viminale, sono 169 le liste ammesse, 34 le ricusate e 16 quelle dichiarate senza effetto per carenza di documentazione.
Tra le liste elettorali ricusate quella che ricalcava il simbolo del Movimento 5 Stelle con l’unica differenza che nel simbolo non c’era la dicitura ‘Beppegrillo.it’, come denunciato nei giorni scorsi dal portavoce bresciano Vito Crimi.
Ricusate anche le altre due ‘liste civetta’ che copiavano i simboli del premier uscente Mario Monti e del magistrato Antonio Ingroia.
Ma fra i simboli respinti dal Viminale figura anche quello della Lega Nord, che ora avrà 48 ore di tempo per modificarlo. In particolare, il simbolo della Lega ricusato dal Viminale riporta la scritta ‘TreMonti’, con la M maiuscola.
Ancora, tra i simboli ricusati, figurano il teschio con le spade incrociate del Partito pirata, la fiamma tricolore del Msi destra nazionale e quella del Mis movimento sociale; il tassello di puzzle con la scritta Liberi da Equitalia; i tre scudi crociati con la scritta Libertas Democrazia cristiana uno con sfondo celeste, uno azzurro e uno blu.
E anche: Viva l’Italia identico nel logo a Forza Italia, due simboli con la scritta Lega Padana, 2 con quella Grande Sud, 2 contrassegni con falce, martello e stella del Partito comunista e del Pci proletari.
Non passano il vaglio del Viminale neanche i simboli di Forza evasori, Rsi nuova Italia la cui sigla richiama quella della mussoliniana Repubblica di Salò, No chiusura ospedali, No Equitalia, Forza italiani, Udc unione di centro che nonè il partito di Casini, la lista dei Grilli parlanti, Consortio vitae, Nuova forza Italia e Voto di Protesta.
Per i rappresentanti dei contrassegni ricusati, c’è ora la duplice possibilità di accettare le modifiche segnalate come necessarie dal Viminale oppure spostare la battaglia in Cassazione, che avrà 48 ore di tempo per esaminare gli eventuali ricorsi.

 

 

 

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