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Ici alla Chiesa? “Disponibili a discuterne”

Il cardinal Bagnasco "apre" al dialogo in merito all'imposta sugli enti religiosi, così come proposto da alcuni esponenti del Pdl, tra cui la bresciana Viviana Beccalossi.

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(red.) Ici (o meglio Imu) alla Chiesa? L’ipotesi, già formulata dall’onorevole bresciana Viviana Beccalossi (Pdl) trova un ampio consenso all’interno della stessa compagine guidata da Angelino Alfano.
Viene infatti proposto di esentare dal pagamento dell’imposta chi possiede una sola casa sotto i 100 metri quadrati, ma, a copertura di questo mancato gettito, emerge l’idea di colpire gli Enti Religiosi, con due diverse ipotesi.
La prima è quella far pagare l’Ici agli ”enti ecclesiastici che svolgono attività commerciale, anche in parte”. Ed è quello che fanno abitualmente tutte le parrocchie e gli oratori che affittano sale per le feste di compleanno dei bambini o campi di calcio la sera, per poter pagare le attività sociali.
I quattro parlamentari propongono anche di elevare l’Imposta sugli immobili delle banche. La seconda forma di copertura è ancora più”hard”.
Verrebbe eliminata l’ esenzione dall’Ici per gli edifici di culto, per tutte le Associazioni (enti ecclesiastici, Onlus, Sindacati e Partiti) e per gli immobili a destinazione uso culturale”.
”Siamo davanti ad una manovra”, hanno detto gli esponenti del Pdl Bianconi, Beccalossi, Biava e Faenzi, “che, al di là del nome che porta, deve offrire un forte segnale di equità. E se equità deve essere quindi, è giusto che anche quegli enti, quelle associazioni e tutti quei soggetti che finora sono stati esenti dal pagamento di una tassa, quella sugli immobili, che non fa davvero piacere a nessuno pagare, contribuiscano a risollevare le casse dello Stato”.
Secondo i quattro deputati vanno corrette ”vere e proprie storture della normativa, che ha permesso ad enti che svolgono attività ‘non esclusivamente commerciali’ sulla carta, ma che nella pratica sono veri e propri centri di business, di non pagare l’Ici”. Infine c’è ”un profilo di concorrenza sleale rispetto ad analoghe attività in mano a privati che non va affatto sottovalutato”.
“Per quanto riguarda eventuali punti della legge che avessero bisogno di qualche puntualizzazione o precisazione, non ci sono pregiudiziali da parte nostra per poter fare queste precisazioni nelle sedi opportune”. Così il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei e arcivescovo di Genova, ha risposto a una domanda in merito all’ipotesi di applicazione dell’Ici sugli immobili di proprietà della Chiesa cattolica.
“Come è noto”, ha detto il porporato, la legge prevede un particolare riconoscimento e considerazione del valore sociale delle attività degli enti no profit, tra cui la Chiesa cattolica, e quindi anche di quegli ambienti che vengono utilizzati per queste specifiche finalità di carattere sociale, culturale, educativo.
“Bisogna aggiungere”, ha proseguito il cardinale Bagnasco, “che, laddove si verificasse qualche inadempienza, si auspica che ci sia l’accertamento e la conseguente sanzione, come è giusto per tutti”.
“La giustizia non ha tempo né luoghi, quindi va bene in qualunque momento. Se c’è qualche punto che deve essere precisato”, ha concluso il porporato, “si precisi”.

 

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