Fini a Brescia: “Monti in carica sino al 2013”

Il presidente della Camera è fiducioso che questa sia una "situazione eccezionale" e che la politica abbia solo fatto un "passo indietro" e non "abdicato al suo ruolo".

(red.) La fitta nebbia ha impedito al presidente della Camera Gianfranco Fini di presenziare alla cerimonia per i 150 anni dell’Unificazione italiana prevista nella mattinata di lunedì a San Martino della Battaglia, ma l’ex An, ora leader di Fli (Futuro e libertà) è giunto a Brescia nel pomeriggio per gli altri appuntamenti programmati, l’inaugurazione di una sede del partito e un convegno.
Fini ha trovato il tempo per visitare piazza della Loggia dove si è fermato davanti alla stele in ricordo delle vittime della strage in cui il 28 maggio 1974 restarono uccise otto persone e ferite 102.
Ha anche incontrato in comune il sindaco Adriano Paroli con cui ha condiviso una parte della sua carriera politica.
Entrambi, ha ricordato il presidente della Camera, furono infatti eletti in consiglio comunale a Brescia proprio venti anni fa quando sindaco era Paolo Corsini.
Nella sua visita, Fini ha inaugurato la nuova sede di Futuro e libertà di Brescia e chiuso la quinta tappa del tour ‘C’è un’Italia in cui credere’.
Durante la sua visita in città il presidente della Camera ha risposto alle domande sulla attuale situazione politica italiana e ha precisato che ‘se la patrimoniale si dice che non si mette e si è il primo contribuente d’Italia, beh abbiamo una diversa concezione di giustizia sociale”.  Così ha detto Fini nel suo intervento al convegno dove ha parlato delle motivazioni che hanno portato lui e gli esponenti di Futuro e Libertà al distacco dal Pdl e ha spiegato di nuovo la ragione del Terzo polo che non è ”contro il bipolarismo” ma contro un bipolarismo che mette insieme tutti quelli che sono contro qualcuno e non ”quelli che sono per qualcosa”. Proprio per questo motivo non è riuscito a governare Prodi e anche il governo Berlusconi ”non ha governato perchè c’erano punti non chiariti” come quello della giustizia sociale.
”Nei prossimi mesi ci saranno fasi nuove”, è la convinzione del presidente della Camera parlando di movimenti all’interno del Pdl, della Lega e anche del Pd.
”Mi auguro che nel Pdl prenda corpo e voce”, ha detto, “chi certe cose le pensa ma non ha avuto modo di esprimerle riguardo al rapporto con la Lega e alle riforme”. ”E perfino nella Lega”, ha aggiunto, “inizierà a riflettere chi ha votato il Carroccio per degli obiettivi precisi”. Certo ”chi va sul pratone di Pontida vestito come un unno è un ultrà della curva” e quindi non cambierà, ma chi ha votato Lega perchè voleva il federalismo e più servizi, ”inizierà a vedere la differenza tra la realtà e la propaganda”.
E anche ”all’interno del Pd”, ha proseguito, “tanti hanno capito che non si va da nessuna parte se si pensa di governare tenendo insieme il giustizialismo di Di Pietro e il vetero-classismo di Vendola condito con l’affabulazione”. Il leader di Sel parla di ”narrazione ma non abbiamo bisogno”, secondo il presidente della Camera, “di chi racconta favole. Abbiamo bisogno di chi governa”.
E visto che ci sono tanti movimenti alla platea di Fli riunita a Brescia ha detto di farsi trovare ”pronti”. Il presidente della Camera ha parlato di un progetto per l’Italia, ha parlato del mercato del lavoro e dell’abolizione dell’articolo 18 per i neoassunti ventilata dal presidente del Consiglio Monti. Ha parlato dell’attuale legge elettorale con cui sarebbe ”triste per tutti tornare a votare perchè non consente di scegliere i propri rappresentanti” e ha anche parlato dei costi della politica che non deve essere nell’agenda del governo ”ma mi auguro”, ha concluso, “siano nell’agenda del Parlamento”.
E’ ”prevedibile ed auspicabile”, ha aggiunto Fini, “che il governo Monti faccia meno uso dei decreti d’urgenza rispetto a quanto non abbia fatto il governo precedente”, sottolineando che ”negli ultimi tempi c’era stato un uso diventato abnorme per problemi nella maggioranza ma con la maggioranza di Monti è prevedibile e auspicabile che l’uso sia limitato se non eccezionale”.
Sugi interventi di carattere economico che potrebbero essere varati dal nuovo governo per Fini “piuttosto che dire Ici sì e patrimoniale no, bisogna guardare al contenuto dei provvedimenti”. ”Dovremo uscire”, ha spiegato, “da giudizi sui titoli dei capitoli di un libro ed esaminare come sono scritti”. Un esempio può essere quello del mercato del lavoro e il modo in cui si articola la maggiore flessibilità. Fini è comunque fiducioso che in questa ”situazione eccezionale”, al di là di chi parla dell’inizio di una campagna elettorale finiranno per ”prevalere atteggiamenti proiettati sul medio-lungo periodo” e che il governo Monti ”non è un governo tecnico”. E’ il giudizio di Fini che non vuol sentire di una politica che ha abdicato al suo ruolo e fatto un passo indietro, ma piuttosto ha ”mostrato più responsabilità di quella che si pensava”.
Per il presidente della Camera il governo Monti è nato grazie alla fiducia ottenuta in Parlamento ”con il voto delle forze politiche”. ”Ed è stata la politica”, ha aggiunto, “a farsi carico della decisione di un governo con una maggioranza che non ha precedenti. Chi se non la politica ha deciso di far nascere questo governo?”. E anche il fatto che ”i due gruppi più rappresentativi per ragionamenti opposti” abbiano fatto sì che ci siano solo ministri ”laici” e non politici ”non inficia”, ha concluso Fini, il ragionamento”.
Un accenno all’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi Fino lo ha fatto dicendo che ”il presidente Berlusconi ha molto bene compreso che il governo Monti non eè a termine ma ha come orizzonte quello della legislatura”. Fini non ha spiegato se ci sarà un ricompattamento del Pdl. ”E’ chiaro”, ha affermato, “che la nascita del governo Monti e la configurazione delle forze parlamentari che lo sostengono possono rappresentare il presupposto di una ridefinizione complessiva dell’assetto politico. Possono, non necessariamente devono. Solo il tempo lo dirà. E’ troppo presto per dare giudizi”. ”Le forze politiche”, ha sottolineato Fini, “hanno tutto il diritto di fare le loro proposte sempre partendo dal fatto che si tratta, in questo caso, di uomini e donne non parlamentari. E i ministri hanno il diritto di valutare le proposte accogliendole o cambiandole”.
In ogni caso secondo Fini ”è positivo” che anche i sottosegretari saranno in numero limitato.
Il presidente della Camera è poi tornato a parlare della cancellazione dei vitalizi per i parlamentari sottolineando che questo varrà dagli eletti alla prossima legislatura perchè altrimenti ci potrebbero essere profili di ”incostituzionalità”.
L’Ufficio di presidenza della Camera all’unanimità ha dato mandato al collegio dei questori di sostituire i vitalizi con forme previdenziali ”sulla scia delle normative previste per gli altri lavoratori”. ”Sono convinto”, ha aggiunto, “che ci sarà la proposta quanto prima e sarà esaminata dall’Ufficio di presidenza e dall’Aula”.

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