Alberti (M5S) sul capanno di Casto: solidarietà ai carabinieri

Secondo il consigliere regionale pentastellato, sarebbe chiara la ragione delle forze dell'ordine. Nessuna aggressione.

(red.) Anche il consigliere Dino Alberti, del Movimento 5 Stelle, è intervenuto con un post su Facebook sulla vicenda della perquisizione del capanno di Casto, conclusosi con una denuncia da parte del cacciatore contro i carabinieri Forestali, accusati di essere stati eccessivamente violenti. Sulla stesso episodio si era espressa anche la Lac, che aveva accusato la doppietta triumplina di aver inscenato il tutto, solo per discreditare il lavoro delle forze dell’ordine.

 

Sul Giornale di Brescia dell’altro ieri, un titolo con una fotografia ad effetto mistificano la realtà e infangano l’attività di decine e decine di volontari, agenti e militari, donne e uomini dello Stato, che quotidianamente contrastano i fenomeni della caccia illegale e del bracconaggio.

L’episodio riguarda il controllo da parte dei Carabinieri forestali presso una proprietà di un cacciatore in Alta Valsabbia. Come sono andati veramente i fatti lo si può vedere nel video registrato dalla telecamera dello stesso cacciatore. Si vede in modo chiaro ed eloquente un atteggiamento di ostacolo e intralcio dell’attività dei militari intervenuti nel controllo alla sua proprietà. Il cacciatore oppone resistenza, si appoggia ai militari, barcolla, si lascia cadere a terra e inscena un’aggressione da Premio Oscar. Insomma, una scena imbarazzante a favore di telecamera.

Da parte mia va tutta la solidarietà ai Carabinieri Forestali del Soarda rispetto a questo ennesimo tentativo di infangarne l’operato e la reputazione. Dalle immagini, infatti, si vede chiaramente il capannista in evidente stato d’alterazione e i militari che hanno saputo gestire in modo impeccabile una situazione che avrebbe potuto degenerare.
Spiace che una testata giornalistica che dovrebbe mantenere un atteggiamento di imparzialità per poter dare una corretta informazione, si presti ad assecondare sceneggiate come quella del cacciatore-attore scrivendo titoli ad effetto e proponendo immagini che nulla hanno di sensazionalistico, raccontando una realtà che non esiste.

A quanto mi risulta gli agenti del Corpo forestale sono intervenuti per accertare una possibile violazione delle norme sulla caccia. Infatti il sospettato sarebbe stato colto in flagranza a nascondere corpi di reato costituiti da uccelli particolarmente protetti e proibiti, utilizzati come richiami vivi, pratica che costituisce un illecito penale.
Da parte delle istituzioni, della politica e della stampa si dovrebbero sentire e leggere parole di elogio e gratitudine verso questi militari. E invece no: tutti o quasi a condannare “un’aggressione violenta” quando invece, le immagini parlano chiaro, non si sono verificate né aggressioni né atteggiamenti violenti da parte dei militari.

E mentre che si consumava questo squallido teatrino, le denunce di caccia illegale e atti di bracconaggio nelle valli bresciane si moltiplicano. A nemmeno due mesi dall’istituzione di quattro valichi montani bresciani dove per legge è vietata qualsiasi forma di caccia, i cacciatori e i bracconieri continuano a scorrazzare indisturbati e senza alcun controllo. Probabilmente perché loro si sentono di poter agire senza alcun intralcio e perché considerano tutto ciò che fanno, anche in maniera illegale, “cosa loro”.
Tutto ciò è possibile non solo perché oggettivamente mancano risorse per contrastare un fenomeno in vertiginosa crescita, ma anche perché sulla stampa locale leggiamo titoli vergognosi come quello di ieri che trasmettono il messaggio distorto che ci vuole far credere che ad aver ragione sia sempre e solo il cacciatore anche quando sbaglia.

Andrebbe messo un freno, anche culturale, a questo modo di pensare completamente sbagliato. Da parte di tutti, giornali compresi.

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