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Lac con i forestali: nel capanno di Casto controllo legale

In una lettera dell'associazione animalista si legge: il capannista ha teatralizzato la sua protesta fingendo di cadere in seguito a una aggressione dei militari.

(red.) Anche la Lac-Lega per l’abolizione della caccia è intervenuta sulla denuncia di un cacciatore triumplino che ha accusato le forze dell’ordine, impegnate in un controllo in un capanno ad Alone di Casto, di eccessiva aggressività. Ecco il testo dell’associazione animalista.

In questo Paese certi scenari non cambiano mai: ogni volta che qualcuno cerca semplicemente di far rispettare la legge c’è chi improvvisa una sceneggiata napoletana, anche se magari sullo sfondo delle montagne del Nord, mentre altri si scatenano gridando allo scandalo.
 
È appena successo, ed è l’ennesima volta, in seguito a una verifica perfettamente legale e crediamo motivata effettuata nei giorni scorsi dai carabinieri forestali del Soarda in alta Valsabbia in provincia di Brescia. Un capannista evidentemente convinto di trovarsi in una zona franca si è prima opposto al controllo del suo capanno, e poi ha teatralizzato la sua protesta fingendo di cadere in seguito a una aggressione dei militari, che lo hanno soccorso cercando di calmarlo, e mettendosi a gridare chiedendo aiuto.  

È tutto chiaramente documentato da un video poi finito nel web girato da una telecamera installata nell’appostamento dallo stesso cacciatore, il quale stando alle indiscrezioni raccolte stava usando richiami vivi illegali che aveva appena provveduto a nascondere, eppure, da certa stampa a certa politica, c’è chi ancora una volta ha avuto il coraggio di parlare di controlli violenti e al di fuori dalla legge. La verità, purtroppo, è un’altra.

In queste settimane l’attività antibracconaggio portata avanti dai corpi istituzionali dello Stato nel Bresciano purtroppo sottodimensionata rispetto a un fenomeno fuori controllo, sta causando ancora una volta l’accumularsi di decine di denunce per illegalità venatorie di ogni genere.
Come risposta, una certa e ampia parte politica, quella che governa la Regione, sta semplicemente rinnovando la propria decennale attività di disinformazione e di diffamazione per difendere una minoranza indifendibile ma ben rappresentata nelle stanze del Pirellone.
Il costante riproporsi dell’uccellagione e del bracconaggio trova spiegazione nella mancanza di risposte adeguate per fronteggiarlo, come la promessa di un Piano nazionale antibracconaggio mai attuato e una non volontà di inasprire le sanzioni per i bracconieri, che in Italia e soprattutto a Brescia sembrano proprio godere della complicità delle istituzioni.

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