Zona rossa, Gallera: “Proposti 22 Comuni, Governo ne ha accolti 10”

L'assessore regionale risponde alle critiche rimarcando la scelta dell'esecutivo sulla zona rossa nel lodigiano.

(red.) Le indagini da parte del pool di magistrati della procura di Bergamo sulla mancata zona rossa tra Alzano Lombardo e Nembro, nella provincia orobica, oltre alla mancata chiusura dell’ospedale di Alzano e insieme ai numerosi deceduti nelle case di riposo stanno proseguendo per accertare le responsabilità. Ma nel frattempo la querelle su chi fosse di competenza la chiusura di certi territori in Lombardia è tornata d’attualità nelle ore precedenti a giovedì 18 giugno da parte dell’assessore al Welfare Giulio Gallera. “Stupiscono le affermazioni di questi giorni, in base alle quali la Regione Lombardia avrebbe omesso di chiedere al Governo, in data 23 febbraio, una zona rossa più ampia nel lodigiano, estesa a un’area del cremonese, a fronte dei casi di positività al Covid riscontrati in quei giorni.

In realtà è accaduto il contrario. Il presidente Fontana, in conferenza con la Presidenza del Consiglio – si legge in una nota dell’assessore – aveva proposto una cintura di sicurezza di 22 Comuni attorno a Codogno e Castiglione d’Adda. Il Governo ne accoglieva 10“. “La richiesta della Regione Lombardia riguardava 22 Comuni delle Province di Lodi e Cremona: Guardamiglio, Brembio, Secugnano, Turano Lodigiano, Casalpusterlengo, Bertonico, Castiglione d’Adda, Terranova dei Passerini, Codogno, Castel Gerundo, Somaglia, Fombio, San Fiorano, Maleo, Santo Stefano Lodigiano, San Rocco al Porto, Corno Giovine, Corno Vecchio, Caselle Landi, Formigara e Gombito. Il provvedimento di attivazione della zona rossa, invece, ha riguardato Codogno, Castiglione d’Adda, Casale, San Fiorano, Bertonico, Fombio, Terranova dei Passerini, Somaglia, Maleo e Castel Gerundo.

Ricordo molto bene quei momenti. L’unità di crisi regionale stava analizzando ogni singola positività riscontrata. Il 23 febbraio, dopo appena due giorni dal primo caso, si aveva l’evidenza di 112 tamponi positivi. Di questi, 28 erano riferiti a residenti a Castiglione d’Adda e 9 a Codogno. Con la logica di isolare le aree coinvolte per arginare la diffusione del virus – continua l’assessore – i nostri esperti avevano disegnato su una mappa una cintura di sicurezza sanitaria che comprendeva 22 comuni. Fra questi, non era presente la città di Lodi. Dove in quella data si riscontrava un unico caso positivo. La lista veniva comunicata immediatamente al Governo.

Poco dopo, la risposta del Governo evidenziava l’impossibilità di accogliere la richiesta della Lombardia nella sua totalità perché il blocco di un’area così vasta avrebbe comportato l’impiego di un numero troppo elevato di operatori delle Forze dell’ordine. Si procedeva quindi con la definizione della zona rossa di 10 Comuni in stretto coordinamento con il Governo, la prefettura, la Protezione civile e le amministrazioni locali. Nessuna polemica – conclude l’assessore – su questo caso, è stata mai sollevata dalla Regione Lombardia. Proprio a fronte di questo, le accuse emerse e formulate in questi giorni appaiono false, fuorvianti e gratuite”.

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