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Allevamenti e coronavirus, Coldiretti contro servizio Report

Ettore Prandini rimarca il fatto che non ci sarebbe alcun legame tra l'attività zootecnica, le pm 10 e il virus.

(red.) Spandimento dei liquami degli allevamenti all’interno dei terreni agricoli e che a loro volta provocano un aumento dell’ammoniaca nell’aria, elevando le polveri sottili che sarebbero poi un grande veicolo di diffusione del coronavirus. Questa, almeno, è l’ipotesi contenuta nel servizio di Report andato in onda lunedì 13 aprile e che non ha mancato di provocare polemiche. Tra loro, anche quella dell’assessore lombardo all’Agricoltura Fabio Rolfi (intervistato nel servizio) che però bolla come fake news quanto emerso dalla trasmissione tv.

E ieri ha ribadito la sua posizione dicendo come si sia usciti dall’infrazione comunitaria e anche perché i dati sulla falda sono in miglioramento. Sostenendo anche che i punti più inquinanti sono in realtà quelli dove  meno presente l’attività zootecnica. E all’assessore lombardo si aggiunge anche il presidente della Coldiretti, il bresciano Ettore Prandini, che contesta il contenuto del servizio.

A partire dal fatto che da quando il traffico pesante e le imprese si sono chiuse per la pandemia l’inquinamento in Lombardia si è molto ridotto. “Gli allevamenti zootecnici non c’entrano nulla col coronavirus. Le nostre indagini – dice – dimostrano come la zootecnia italiana sia la più sostenibile a livello mondiale”. E viene anche citato lo studio dell’Università di Milano a proposito del fatto che non ci sarebbero legami tra la zootecnia e l’inquinamento delle falde in Lombardia.

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