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1,4 mln a Scaroni, polizia: noi senza diritti

Il sindacato Coisp: "risarcimento da capogiro e in tempi rapidi, mentre noi dobbiamo passare l'inferno". Così commenta caso del tifoso del Brescia aggredito.

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(red.) Paolo Scaroni, l’ex tifoso del Brescia calcio preso a manganellate dalla polizia e ridotto all’invalidità dal 2005, dopo la partita di calcio tra Hellas Verona e Brescia, si dice più sereno per il maxi risarcimento da 1,4 milioni di euro arrivato dal ministero dell’Interno. “Ma questa non si chiama giustizia – precisa subito il bresciano di Castenedolo – perché ho dovuto passare anni di inferno, tra udienze in tribunale ogni tre mesi, forte stress e non posso più lavorare, ho un’invalidità del 100%”. L’ex sostenitore delle rondinelle (attualmente non va più allo stadio) da tempo chiede una legge dedicata per l’identificazione dei militari all’opera. “Ma l’esempio di quanto mi è successo non è servito a nulla”. Dal punto di vista giudiziario, infatti, Scaroni ha potuto ottenere il risarcimento in sede civile dopo le motivazioni del rito penale in primo grado. I giudici hanno riconosciuto la violenza andata avanti oltre i limiti, ma non hanno avuto indizi sulla responsabilità perché gli agenti erano coperti col casco, la maschera e un foulard.
Ma a poche ore di distanza dalla notizia sul risarcimento, è arrivata la dura posizione del Coisp, il sindacato di polizia. “I poliziotti non hanno diritti come gli altri cittadini. Sappiamo che alcuni dei nostri diritti devono essere lievemente ‘compressi’, ma giorno dopo giorno è sempre più chiaro che noi, rispetto agli altri, non godiamo di alcuna considerazione, come si dia per scontato che a causa del nostro lavoro dobbiamo solo subire in silenzio, che dobbiamo rimetterci sempre e comunque, che dobbiamo accollarci rischi, problemi e persino responsabilità che non ci competono – dice Franco Maccari, segretario generale del Coisp.- Se qualsiasi cosa va storto, chi porta la divisa si deve arrangiare da se o andare al diavolo. Se un cittadino chiede giustizia deve averla, e giustamente. Ma un poliziotto no. Se un cittadino chiede un risarcimento deve averlo, e giustamente.
Ma un poliziotto no. Se un cittadino chiede di essere difeso deve avere protezione, e giustamente. Ma un poliziotto no. Se un cittadino chiede assistenza di qualsiasi genere deve averla, e giustamente. Ma un poliziotto può anche morire ammazzato, e se ha bisogno di assistenza legale, pur se alla fine completamente innocente, o se la paga da solo o può pure finire in galera e chi se ne frega”. E sugli 1,4 milioni di euro a Scaroni. “Una somma risarcita in tempi record – aggiunge Maccari – mentre solo noi sappiamo cosa dobbiamo passare quando abbiamo diritto a un risarcimento, a un’indennità o a qualsiasi altro beneficio e dobbiamo attraversare l’inferno per averlo, mentre tutto e tutti cercano di negarcelo o di sminuire quel che ci spetta.
Chiediamoci quando un’amministrazione di appartenenza ha indennizzato con celerità un appartenente alle forze dell’ordine che ha subito un danno fisico a causa dell’espletamento del dovere. La risposta? Mai. Per le cause di servizio dobbiamo fare lotte senza quartiere e normalmente noi e le nostre famiglie ci rimettiamo sempre. Certe cifre da capogiro non si vedono neppure quando un poliziotto resta ucciso in servizio. E la maggior parte di noi fatica persino ad avere indietro le spese legali sostenute per vedersi riconosciuto innocente. La prova più difficile sta diventando non chiedersi: ma chi ce la fa fare”.

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