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Viale Piave: bufera sulla moschea

Una nota stampa di Fdi/An Brescia riporta l’attenzione sulla sede dell’associazione Minhaj Ul Quaran. «Siamo pronti a passare all’attivo».

(red.) Non si ferma la bufera sulla moschea bresciana.
La sede dell’associazione islamica Minhaj Ul Quaran, situata in viale Piave a Brescia, si trova al centro della polemica dal 2012.
All’epoca, infatti, la struttura è stata chiusa da un’ordinanza comunale e, pochi mesi dopo, riaperta in seguito una decisione della Quarta sezione del Consiglio di Stato.
In una nota stampa diffusa da Mario Labolani e Massimo Stellini, ora, la situazione viene posta nuovamente al centro dell’attenzione.
«A nome di FDI/AN sez. di Brescia – leggiamo –, desideriamo esprimere il nostro totale disappunto per la riapertura a tempo pieno della moschea di viale Piave. In attesa della sentenza del Consiglio di Stato, infatti, nell’esiguo e inadatto spazio seminterrato centinaia di persone sono tornate a partecipare a raduni di preghiera creando, come già in passato, non pochi disagi a residenti e condomini/fruitori dello stabile».
«La disposizione del TAR prevedeva una capienza massima di poche decine di utenti: un tetto imposto per motivi di sicurezza che, ad oggi, ancora, non viene assolutamente rispettato. Abbiamo inoltre presentato una richiesta urgente all’Asl di Brescia al fine di operare attenti controlli sulla produzione di cibo durante i fine settimana».
«L’Assessore alla vigilanza Mucchetti – continua la nota – ha chiesto ai residenti nuove documentazioni: forse non basta quanto allegato alle delibere della precedente giunta o il materiale corollario alle sentenze del TAR? Si vuole probabilmente, così facendo, solo perdere tempo e, in attesa delle decisioni del Consiglio di Stato, consentire comportamenti scorretti e pretestuosi».
«Ricordiamo al Sindaco Del Bono e al suo “quasi assessore” arch. Lussignoli,”padre putativo” della moschea, che FDI/AN è pronta come in passato ad attivarsi con i propri gazebo, raccogliere firme, testimoniare la verità sulla vicenda, dare voce ai residenti della zona e fare tutto il possibile per tutelarne la sicurezza».

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