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«Kyenge non venne per allarme sociale»

In un dossier l'ex portavoce rivela le sue verità riguardo alla mancata visita a Brescia del ministro prevista per il 28 settembre.

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(red.) Il 28 settembre il ministro Kyenge si sarebbe dovuta recare a Brescia. Poi la visità saltò e fu rimandata a gennaio, occasione in cui avvennero le proteste di numerose organizzazioni politiche di destra. Ora sulla questione del discusso rinvio della visita arriva un aggiornamento dell’Ansa. Paolo Carletti, ex portavoce di Cècile Kyenge (che proprio per questa vicenda rassegnò le dimissioni) in un dossier rivela le vere motivazioni della mancata visita.
Secondo Carletti il viaggio a Brescia del ministro sarebbe stato rinviato al 10-11 gennaio per ragioni di ordine pubblico e non per «difficoltà dovute all’accavallarsi di impegni»come invece riferito alla Camera dalla stessa Kyenge il 23 ottobre in risposta all’interrogazione del parlamentare bresciano della Lega Nord, Stefano Borghesi. «È accaduto – aveva dichiarato la Kyenge – che un fantasioso collaboratore abbia inviato incomprensibilmente agli organizzatori dell’evento a Brescia una lettera di giustificazione priva di ogni fondamento e che ha determinato allarme sociale».
L’ex portavoce rivela che all’indirizzo del ministro furono fatte telefonate e inviate mail che facevano presente come nella stessa giornatafossero programmate nella nostra città manifestazioni contrapposte di Forza Nuova e dei centri sociali. Di qui la sollecitazione a che il ministro valutasse l’opportunità di sospendere la visita e di programmarla per qualche settimana più tardi. Una scelta, quella del rinvio, che aveva causato le proteste di  Damiano Galletti (segretario Cgil Brescia) e don Fabio Corazzina (parroco di S. Maria in Silva) che la sera del 28 avrebbero dovuto ospitare la Kyenge per un dibattito su «Immigrazione, cittadinanza, lavoro». Un rinvio che tuttavia servì solo a incrementare le polemiche e le successive tensioni poi verificatesi durante la sua visita in gennaio.

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