Animalisti: “la corsa dei ciuchi è una violenza”

Le proteste degli animalisti causano l’ennesimo annullamento di una sagra. Dopo il Palio dell’oca di San Zeno, a saltare ora è la gara dei somari di Calcinatello.

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(red.) I combattimenti fra i cani sono di una ferocia intollerabile. Le corride una tradizione affascinante ma discutibile. Le corse clandestine di cavalli come minimo uno sport cretino. Ma giudicare “violenza sugli animali” la corsa degli asini della sagra di Montichiari è decisamente fuori luogo. Forse stavolta gli animalisti, almeno alcuni, hanno calibrato male il tiro.
Eppure, la “crociata” animalista contro l’impiego di quadrupedi e volatili nelle sagre di paese ha ottenuto l’effetto di cancellare molti eventi dal calendario bresciano delle sagre. Ultimo caso l’annullamento alla Fiera di Calcinatello (prevista per l’8 settembre) della sfilata degli asini. La decisione del comitato organizzatore è venuta dopo che la sezione nostrana del Partito per la protezione degli animali aveva filmato il palio di Montichiari, girandolo al proprio ufficio legale per decidere se esistevano gli estremi di una denuncia. Piuttosto che attirarsi ipotetiche grane giudiziarie, il poco bellicoso comune di Calcinatello ha preferito annullare preventivamente un evento che ogni anno attirava centinaia di spettatori da tutta la Bassa, per assistere alla caratteristica corsa con i calesse trainati dai simpatici somari.
Prima di Calcinatello era toccato a San Zeno, alzare bandiera bianca, dopo che il curato aveva deciso di sospendere il Palio delle Oche, a causa delle proteste inscenate per i presunti maltrattamenti ai palmipedi. A confortare almeno a prima vista le tesi degli animalisti bresciani un’ordinanza del ministero della Salute risalente a due anni fa, che restringe l’utilizzo di asini e cavalli, al di fuori di percorsi ben stabiliti. La stessa ordinanza, però, prevedendo i disagi per le innocue feste di paese, stabilisce anche la salvaguardia delle manifestazioni storiche in cui gli animali sono protagonisti. Basti pensare al Palio di Siena. Il rischio è che la giusta ondata di indignazione contro il maltrattamento delle innocue bestiole, si possa tramutare in un sentimento sfruttato strumentalmente per l’affermazione di piccole, e altrimenti invisibili, realtà politiche.

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