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“Tintoretto, monumento alla stupidità”

Dopo il ripensamento del sindaco Adriano Paroli sul destino della torre di San Polo, il Partito Democratico chiede di fare il punto sul contratto di quartiere.

(p.f.) La Tintoretto? Un monumento alla superficialità e stupidità dell’amministrazione.
Dopo il ripensamento del sindaco Adriano Paroli sul destino della torre di San Polo, che doveva essere abbattuta e che invece, forse, sarà alienata, il Partito Democratico ribadisce la sua posizione e chiede di fare un punto sul contratto di quartiere.
“Innanzitutto”, ha spiegato il consigliere Valter Muchetti, “sarebbe il caso di fare un po’ di chiarezza. Paroli ha detto di essere favorevole alla vendita, ma l’Aler nel frattempo ha approvato in cda il piano per l’abbattimento. Il Pd è contrario all’abolizione, lo è sempre stato, perché le torri ci sono in tutte le periferie cittadine, ed anche in centro, se pensiamo a Brescia 2”.
Ci vorrebbe un po’ di chiarezza, poi, anche sul ricollocamento degli abitanti della Tintoretto, che è ormai quasi completamente vuota: uno spostamento, che, tra l’altro, ha rallentato lo scorrimento delle liste d’attesa. Il piano originario era di smistare le quasi 200 famiglie in tutta la città. “Invece”, ha aggiunto Muchetti, “sappiamo che sono state concentrate in poche zone, in particolare il Carmine e via Milano. L’assurdità di questa amministrazione, che voleva abbattere la torre a tutti i costi per dare una casa dignitosa ai cittadini, è che alcuni residenti sono stati spostati dalla Tintoretto alla Cimabue, dove, la qualità di vita è decisamente peggiore”.
Sul ripensamento di Paroli pesa la vicenda Zambetti, ma, secondo il consigliere e presidente della commissione bilancio Fabio Capra, c’entrano anche le difficoltà economiche della Loggia. “Non ci sono i soldi”, ha spiegato, “da trasferire all’Aler per l’abbattimento. Per questo il sindaco ha aperto alla possibilità di vendere. Una proposta che al Pd va bene, perché i soldi che ci sono, anche se pochi, è meglio destinarli a scuole, mobilità e servizi sociali”.
Inutile, infatti, la spesa dell’abbattimento che, con il tritolo o con mezzi meccanici, oscilla tra i 3 e i 4 milioni di euro. “E’ dal 2008”, ha continuato Capra, “che il Pd chiede di fare le formiche e non le cicale, mentre l’amministrazione si avventurava in promesse che non possono e non devono essere mantenute, come questa della Tintoretto”.
Per il capogruppo del Pd in Logga, Emilio Del Bono, il ravvedimento di Paroli sull’abbattimento è una buona notizia. “Così come è stato pensato”, ha spiegato, “il contratto di quartiere non ha senso. Abbattere la Tintoretto vuol dire eliminare 195 appartamenti; in compenso se ne costruirebbero 230. Vuol dire che a fronte di un finanziamento di 40 milioni di euro, il patrimonio bresciano aumenta solo di 30 appartamenti. Ridicolo, vista l’emergenza abitativa in cui si trova Brescia”.
Un’operazione, insomma, che fa acqua da tutte le parti. “Se si decide di vendere”, ha concluso Del Bono, “allora si deve restituire la torre all’Aler, e discutere con l’ente della sua riqualificazione. E poi, con l’amministrazione si deve fare un punto e ripensare il contratto di quartiere. Ora, però, ci aspettiamo che Paroli mantenga una posizione chiara per qualche tempo e che Bianchini fornisca finalmente dei numeri precisi. Sul contratto di quartiere, poi, potremmo anche andare verso una soluzione bipartisan”.
“In fase di stesura del Pgt”, ha aggiunto Luigi Gaffurini, “Aler aveva chiesto che fossero aumentati i volumi commerciali della torre abbattuta, e noi ci siamo opposti. Nell’eventualità di un’alienazione sarà bene ridiscutere con Aler le percentuali destinati allo spazio commerciale”.

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