Caos mobilità, il Pd: “Serve chiarezza politica”

In un'interrogazione i consiglieri comunali Muchetti, Manzoni, Boifava e Gaffurini "manifestano la loro forte preoccupazione per i rilievi effettuati dalla Procura".

(red.) L’inchiesta Semaforo Rosso, che ha coinvolto Giandomenico Gangi, funzionario del settore Traffico e Mobilità del comune di Brescia ora ai domiciliari, e altre due persone per un presunto sistema di appalti pilotati è al centro del lavoro della Procura. Ma anche di un’interrogazione del Pd che vuole che si faccia chiarezza dal punto di vista politico.
I consiglieri comunali Valter Muchetti, Federico Manzoni, Aldo Boifava e Luigi Gaffurini nel testo “manifestano la loro forte preoccupazione per i rilievi effettuati dalla Procura della Repubblica di Brescia nell’ambito dell’inchiesta visti i reati di particolare gravità, quali la corruzione, la concussione, la truffa aggravata, e la turbata libertà nella scelta del contraente”.
Soprattutto i consiglieri “considerano disorientante che tutto ciò accada in una città e in un’amministrazione che fino ad oggi mai era stata coinvolta in fatti così gravi, che turbano la comunità bresciana e ritengono quindi opportuno, nel rispetto delle prerogative e del lavoro della Procura, fare chiarezza sul piano politico”.
Nell’interrogazione viene chiesto al sindaco quali sono “i motivi per cui il funzionario del Comune abbia sollecitato, come riferito da fonti di stampa, l’assunzione, o l’utilizzo presso una delle società subappaltatrici di ‘persone vicine o suggerite dal funzionario comunale’ e nella fattispecie di ‘un consigliere circoscrizionale della Lega Nord, oggi capogruppo alla Circoscrizione Sud’, già consigliere della VI Circoscrizione all’epoca della presidenza di Fabio Rolfi. Vogliono inoltre sapere quali siano le motivazioni che hanno fatto scrivere alla stampa locale che da ‘fonte comunale’ si rilevava che i fatti risultavano relativi alla gestione dell’assessorato di Nicola Orto quando, al contrario, i presunti addebiti di cui sopra sono collocabili nel periodo di vigenza dell’assessorato di Fabio Rolfi”.
Nell’interrogazione, infine, “i consiglieri chiedono chiarimenti anche in merito alla presenza nell’ufficio del vicesindaco Rolfi di un televisore 40 pollici che, da fonti di stampa, risulterebbe essere stato acquistato dalla Società Brescia Mobilità Spa, per un valore di ben tre volte superiore a quello di mercato. Chiedono quale sia, al riguardo, l’effettiva necessità da parte del vicesindaco di acquisire un televisore da 40 pollici e per quale motivo non avrebbe rispettato la procedura amministrativa, che prevede l’obbligo di chiedere al Settore provveditorato del Comune l’acquisto del materiale necessario, con l’obbligo, peraltro, di motivare la richiesta”.

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