Via Brocchi, nuova denuncia in Procura

Per gli ambientalisti, il sito va sequestrato per illeciti. L'amianto depositato, infatti, non sarebbe inertizzato. Profacta: "Sono meglio le discariche abusive?"

(red.) Nuovo capitolo nella lunga storia della discarica di via Brocchi, nella zona sud-est di Brescia.
Dagli ambientalisti, arriva un’altra denuncia alla Procura della Repubblica, per chiedere il sequestro del sito per illeciti. “Abbiamo chiesto il sequestro”, ha spiegato l’avvocato Pietro Garbarino, che ha depositato il provvedimento giovedì 4 ottobre, “perché riteniamo che ci siano delle irregolarità nella procedura di conferimento dei rifiuti”.
Secondo Codisa, Legambiente e Comitato contro le nocività, che presidiano il sito dalla torretta di controllo messa a disposizione del pubblico da Profacta, ci sarebbero diverse inosservanze. Primo, l’amianto depositato nella discarica non sarebbe inertizzato, ma semplicemente avvolto in un involucro di plastica non durevole.
Per questo motivo, è da considerarsi a tutti gli effetti un rifiuto pericoloso, mentre la discarica è autorizzata per rifiuti non pericolosi. Il timore è che quando l’involucro sarà deteriorato, l’amianto si disperderà nell’ambiente. Altro appunto: manca l’anemometro per misurare la velocità del vento. Il conferimento infatti non può avvenire quando il vento soffia a più di 6 metri al secondo. Inoltre, non sono ancora stati piantumati gli alberi previsti lungo il perimetro.
La risposta della Procura dovrebbe arrivare già nei prossimi giorni. Intanto si aspetta anche il pronunciamento del Consiglio di Stato sul ricorso fatto sempre dagli ambientalisti in merito alle distanze della discarica dalle abitazioni. Secca la risposta della ditta.
“Il conferimento è iniziato dopo un iter lungo e travagliato”, ha spiegato Tommaso Brognoli, ad di Profacta, “in cui si è registrato il parere favorevole di tutti gli enti, per quanto di loro competenza: Regione, Arpa, Provincia, Comune. Anche il Tar ha dato torto ai ricorrenti: siamo legittimati sotto ogni punto di vista, formale, sostanziale e morale”. Del resto, chiede Brognoli, è meglio vedere l’amianto sui tetti di case e capannoni, o in discariche abusive nelle campagne? “Abbiamo continui controlli, ma ben vengano, perché è una tutela anche per noi. E poi, se non fosse tutto in regola, davvero ci avrebbero autorizzato?”

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