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Green Hill: “Il sindaco revochi la licenza”

Lo chiedono gli animalisti che nel pomeriggio sono a Montichiari in occasione della conferenza stampa indetta sul caso dell'azienda che alleva cani per la vivisezione.

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(red.) Mercoledì 23 novembre il “Coordinamento Fermare Green Hill”, dalle 16,30, è davanti al Municipio di Montichiri (Brescia) in occasione della conferenza stampa indetta dal sindaco Elena Zanola sul caso Green Hill, l’allevamento di cani destinati alla vivisezione.
“Sabato 19 novembre più di 4.000 persone da tutta Italia hanno pacificamente invaso Montichiari per chiedere la chiusura di Green Hill e urlare a gran voce il rifiuto della vivisezione”, dicono gli attivisti del Coordinamento Fermare Green Hill,“ma anche per chiedere al sindaco di Montichiari il ritiro della licenza dell’allevamento, che porrebbe fine a questo orrore nella provincia bresciana”.
Quello che gli attivisti animalisti, decine di migliaia di persone in tutta Italia, chiedono al sindaco Elena Zanola è il ritiro della licenza concessa a questo allevamento, di proprietà di una multinazionale americana, la Marshall Bioresources Inc., specializzata nella produzione di animali per la vivisezione. “Quello che invece il sindaco continua a ripetere”, dicono gli animalisti, “è che non è nelle sue facoltà farlo”. “In realtà”, sostengono gli animalisti, “sarebbe un suo obbligo”.
“L’Autorizzazione è stata rilasciata dal Comune di Montichiari (prot.36451/2008 del 13.11.2008)”, spiega il Coordinamento, “a condizione, ovviamente, del rispetto di precisi requisiti di legge, requisiti che, come risulta evidente dagli esiti delle recenti attività di Polizia Giudiziaria, vengono palesemente e gravemente disattesi”.
“Dentro Green Hill”, continua la nota degli animalisti, “non viene rispettato il decreto 116/92 (legge nazionale sulla sperimentazione animale). In particolare il decreto 116 viene disatteso in più punti: violazione dell’articolo 11 comma 1 del Dlgs 116/92: assenza registro carico e scarico; violazione articolo 11 comma 2 del Dlgs 116/92 (mancata vidimazione del suddetto registro dall’Autorità Comunale); violazione articolo 13 commi 1 e 4 (presenza di 400 cani non identificati già svezzati e mancata registrazione degli stessi in Banca Dati Anagrafe Canina Regionale)”.
“Vengono inoltre avanzate ipotesi di maltrattamento per sovraffollamento, inquinamento acustico che sottoporrebbe i cani a grave stress, assenza di certificati di morte dei cani deceduti, ecc”, spiegano nella nota gli animalisti.
“E’ proprio il decreto 116 all’art.10 che sancisce che i controlli sugli stabilimenti fornitori di cavie da laboratorio sono di competenza del Comune”, sottolineano le associazioni, “che finora non li ha mai effettuati direttamente, così come non ha mai vidimato i registri.”
“Considerato che le violazioni riscontrate nell’allevamento comportano la revoca dell’autorizzazione”, concludono gli animalisti, “tutta Italia si aspetta adesso un gesto da parte del sindaco e non la solita sequela di scuse e giustificazioni”.

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