Brescia, stadio Rigamonti: no a ristrutturazione ed alienazione. Si valuta una proroga concessione

Resta in stallo la situazione dell'impianto sportivo di proprietà del Comune e che Cellino voleva acquisire ad un prezzo più basso di quello stimato. L'ipotesi dell'amministrazione, in attesa della fine del campionato, è quella di estendere la concessione alla società biancoblù.

Brescia. E’ scontro, durissimo, tra il Comune di Brescia e il patron del Brescia calcio Massimo Cellino sullo stadio Rigamonti.
Che i rapporti tra il numero uno di via Solferino e l’amministrazione guidata dalla sindaca Laura Castelletti non fossero sereni era già evidente da tempo e si sono poi ulteriormente irrigiditi a seguito della richiesta, inoltrata da Palazzo Loggia alla società biancoblù, di versare gli arretrati di Tasi e Imu dell’impianto sportivo, che ammontano a circa 800mila euro, e per i quali il Comune è tornato a battere cassa. Il club aveva annunciato che si sarebbe «rivolto ad ogni sede giurisdizionale compente» per dirimere la questione.
Lunedì 28 aprile, durante il Consiglio comunale, il consigliere della lista Brescia civica di opposizione,  Max Battagliola, ha chiesto “lumi” sulla attuale situazione del Rigamonti.

Oltre alla questione Imu, c’è il nodo (contestato) del valore dello stadio che, secondo Cellino varrebbe 6 milioni di euro, con uno scarto di ben 11 milioni di euro rispetto alla perizia di Palazzo Loggia (16,8 mln di euro), effettuata da Praxi Spa. Il patron delle rondinelle, non è un segreto per nessuno, punta ad acquisire la struttura sportiva ed  ha fatto ricorso al Tar contro la valutazione di Praxi.
Per il vicesindaco Federico Manzoni, l’azione legale di Cellino non ha motivo di esistere, in quanto non sussisterebbero interessi legittimi violati.
La perizia del Comune era stata effettuata per valutare l’alienazione dell’immobile, cui lo stesso imprenditore sardo si era detto interessato. Dopo l’annuncio del ricorso al Tribunale amministrativo, Cellino non avrebbe più manifestato l’intenzione di acquisire l’impianto di Mompiano e Palazzo Loggia non ha inserito lo stadio nel piano triennale di alienazione, in attesa però di valutare anche il “bando stadi” che prevede la possibilità di ottenere finanziamenti o contributi per la realizzazione, la riqualificazione o la gestione di impianti sportivi, in particolare stadi di calcio. Il Comune di Brescia, proprietario dell’immobile, al momento, però, non ha intenzione di investire risorse economiche nella struttura che, di fatto, interesserebbe di più la società di via Solferino. 

Per Battagliola, invece, l’amministrazione Castelletti dovrebbe investire nell’impianto, ormai vetusto, indipendentemente da chi ne è concessionario. Ma l’immobile è troppo vecchio e Palazzo Loggia non vuole “mettere pezze” su un impianto obsoleto. E sulla possibilità di una nuova struttura, come è noto, i margini per discutere sono molto più che risicati.
L’unica possibilità ipotizzata per “venire incontro” a Cellino è quella di una maxi proproga della concessione, oltre i termini attualmente fissati.
Inoltre, la squadra, non sta brillando nel campionato corrente di serie B e la attrattività della società in vista di una possibile cessione non è così alta.
Nel 2029, il Rigamonti compirà 70 anni e potrebbe essere vincolato come bene culturale, mentre fra tre anni la cessione a Cellino scadrà. Un “pasticciaccio brutto” che rischia di scontentare sicuramente Cellino che vorrebbe acquisire lo stadio (ad un prezzo inferiore alla stima di Praxi) ed anche i tifosi del Brescia che, mentre soffrono per i risultati in classifica, si auguravano un nuovo impianto a seguito del quale far tornare la squadra ai più alti livelli, secondo l’equazione: stadio nuovo uguale nuovi investitori.
Così non sarà, almeno per il momento. Bocce ferme fino alla fine del campionato con lo spauracchio della retrocessione in serie C, già rischiata lo scorso anno. Il timore espresso da Battagliola è che i biancoblù rischino di “sparire” dalle serie maggiori e ha chiesto all’amministrazione Castelletti di “investire” nello stadio così come già fatto, ad esempio, per la pallanuoto ed il basket, squadre bresciane che sono riemerse ed hanno ottenuto ottimi risultati grazie anche all’impegno del Comune. Il consigliere di centrodestra ha poi rimarcato anche la mancata sponsorizzazione al Brescia calcio di A2A, controllata di Palazzo Loggia, a fronte invece del sostegno dato dall’utility ad altre realtà sportive italiane.

 

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