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Cammarata sulla strage nel Mediterraneo: 130 secondi di silenzio, per ogni vita persa

(red.) Intervento, nel consiglio comunale di Brescia di oggi, 26 aprile, del Presidente del Consiglio Comunale Roberto Cammarata in commemorazione delle vittime del recente naufragio nel Mediterraneo.
“Ieri abbiamo celebrato il 76esimo anniversario della liberazione del nostro Paese dal fascismo e dall’occupazione nazista.
In piazza della Loggia, con il Sindaco e i rappresentanti di ANPI e Fiamme Verdi, abbiamo fatto memoria sul significato, storico e attuale, di quegli eventi e abbiamo ricordato il coraggio delle scelte individuali di tanti nostri concittadini, in particolare giovani e donne, che scelsero la via della ribellione per riconsegnare al nostro Paese un futuro di libertà e democrazia.
Riflettendo, oggi, sul senso di quei gesti, sul quel coraggio di chi non si è girato dall’altra parte, di chi non ha fatto finta di niente nei confronti dell’ingiustizia, della disumanità fattasi istituzione, diritto, Stato, riflettendo oggi su tutto ciò, non possono non riecheggiare anche in questa aula consiliare virtuale le parole di sdegno e di condanna pronunciate ieri da Papa Francesco, con le quali il Pontefice ha voluto denunciare la gravità di quanto è avvenuto, ancora una volta, nei giorni scorsi, nel Mediterraneo, dove 130 persone (e vorrei che le chiamassimo solo così, senza inutili aggettivazioni) hanno perso la vita dopo aver “inutilmente implorato aiuto” per due giorni, senza che nessuna istituzione, nazionale o internazionale, decidesse di intervenire in loro supporto, per salvarli. “E’ il momento della vergogna”, ha giustamente tuonato ieri Francesco da Piazza San Pietro. Ed è una vergogna che deve essere anche nostra, non di altri”.

 

“Sempre ieri Lucio Pedroni, Presidente provinciale dell’ANPI, durante la sua orazione in piazza della Loggia, ha detto che quando a praticare l’omissione di soccorso non è il singolo individuo, ma sono le istituzioni, gli Stati, la comunità internazionale, il nome di quel delitto è “crimine contro l’umanità”.
Sono d’accordo con lui. Ed è per questo che sono convinto che la nostra istituzione, e tutta la nostra città, che noi qui rappresentiamo, non possa e non voglia girarsi dall’altra parte, non possa e non voglia dimostrare indifferenza nei confronti di un simile crimine.
Perché di fronte a tragedie come queste, per citare Liliana Segre, “non è ammissibile l’indifferenza ed è doverosa la memoria”.
Perché l’indifferenza è il carburante dei fascismi di oggi, come lo è stato di quelli di ieri. Perché, come lei sostiene, “l’indifferenza è complice”, e noi non vogliamo esserlo.
O anche solo perché, prendendo a prestito le parole di Giacomo Leopardi, trovandosi di fronte “ad alcuno il quale soffre”, è impossibile per ognuno di noi non muoversi a compassione, se non vogliamo ritrovarci, come scrive il poeta, ad essere “di marmo, o di una irriflessione bestiale”.
O, infine, perché anche quelle 130 persone, così come 76 anni fa i nostri “ribelli per amore”, erano in cerca di liberazione dall’ingiustizia, e sono morti nel tentativo di raggiungerla.
È per questo che chiedo a tutti voi, oggi, di dedicare insieme a me, in apertura dei nostri lavori, 130 secondi di silenzio, uno per ogni vita persa, uno per ogni vita che avremmo dovuto salvare”.

 

 

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