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Centrale del Latte, Loggia deve vendere quote?

Il decreto sulle partecipate impone un taglio di 5 mila in tutta Italia. Tra queste rischia anche l'azienda. Piattaforma Civica: dare tutto a fondazione.

(red.) Comune di Brescia e Centrale del Latte. Tra i due organismi c’è un rapporto, visto che la seconda è partecipata per la maggioranza dal primo. In particolare, palazzo Loggia possiede il 51,3% della Centrale, mentre il resto è diviso tra filiere, cooperative, dipendenti e Bim della Valcamonica. Ma in futuro le cose potrebbero cambiare e la novità non sarà di poco conto. In sostanza, venerdì 23 settembre è entrato in vigore il decreto del ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia sulle partecipate, prevedendo di tagliarne 5 mila in tutta Italia. Nel mirino ci sono quelle senza dipendenti, quelle che fatturano meno di 1 milione di euro in diversi anni, altre in perdita e chi produce servizi non indispensabili per le attività comunali.
Quindi, Brescia sarebbe costretto a cedere il suo ampio pacchetto di maggioranza. E si parla di cifre alte, visto che, come scrive il Giornale di Brescia, la Centrale ha chiuso il 2015 con un utile di quasi 3,2 milioni di euro e con un valore di produzione di 58,4 milioni. Di questo si è parlato proprio venerdì durante una riunione in commissione Bilancio alla Loggia e in cui è stato presentato il bilancio consolidato del comune. Brescia avrà sei mesi di tempo per verificare tutte le proprie partecipazioni e capire quali sono necessarie per l’interesse pubblico e cedere le altre nell’arco di un anno.
Da Piattaforma Civica, guidata da Francesco Onofri, è arrivata una proposta che sarà valutata prima dallo stesso movimento. In particolare, si chiede alle aziende pubbliche e private del territorio bresciano di formare una fondazione e disporre di un fondo con cui poter comprare le azioni della Loggia. In questo modo, secondo il consigliere, potrebbe esserci una trattativa diretta sfruttando una modifica nello statuto della Centrale del Latte. Così il comune incasserebbe un tesoretto, mentre la fondazione, pur restando un organismo privato, porterà avanti gli interessi dei bresciani. Ma di questo si dovrà discutere.

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