Brescia, famiglia e lavoro? Accordo difficile

Secondo un sondaggio promosso dall'assessorato ai Tempi, i bresciani sono insoddisfatti della propria capacità di conciliare i tempi vita.

(p.f.) Conciliare tempi e famiglia? A Brescia è una missione impossibile. Secondo un sondaggio condotto sulle abitudini di conciliazione delle persone e delle famiglie bresciane, promosso dall’assessorato ai Tempi, i bresciani sono insoddisfatti della propria capacità di conciliare i tempi vita.
Su un campione di 1000 persone, di età media di 46 anni (sposati o conviventi per il 50%,  tutti comunque con figli e tenore di vita medio), il 40,3% giudica assolutamente insufficiente la conciliazione dei tempi famiglia lavoro: il voto medio, su una scala da 0 a 10  è di 5,71. Il principale motivo di stress è la mancanza di tempo, seguiti dal tipo di lavoro e dagli orari d’ufficio. Poco utilizzate, poi, le reti informali: solo il 6,3% si affida a parenti o amici per portare i figli a scuola o fare la spesa. In conseguenza, per affrontare le incombenze quotidiane i bresciani contrattano la gestione dei figli ogni giorno con il proprio partner (34,2%). Non solo: la maggior parte ha ridotto le proprie aspettative in campo professionale o ha rinunciato ad avere il secondo o terzo figlio.
D’altro canto, gli intervistati hanno ammesso di conoscere poco (44,1%) o per niente (11,4%) i servizi presenti sul territorio: il 15,8% non ha mai sentito parlare dei servizi per i bambini dagli 0 ai 13 anni, l’8,5% non sa nulla dei servizi per gli anziani, il 35,9% non conosce bene i congedi parentali per mamme e papà, oltre il 60% non conosce bene o per nulla i voucher per i servizi offerti da strutture specializzate come nidi o centri diurni.
La maggior parte considera, però, fondamentale il ruolo del pubblico e delle aziende: solo il 4,9% ritiene che siano le donne a dover accudire i bambini. “Parlare di conciliazione tempi lavoro-famiglia”, ha spiegato Enzo Torri, segretario Cisl, uno dei componenti del Distretto cittadino della conciliazione famiglia lavoro istituito dal Comune di Brescia, “in tempi di crisi potrebbe sembrare un lusso. In realtà, è una spia di esigenze a cui è importante dare risposte. Il sindacato può fare molto con la contrattazione nei luoghi di lavoro, mentre è più difficile operare attraverso i contratti nazionali”.
Cosa possono fare, invece, le imprese? “Riconosciamo al Comune”, ha commentato Eleonora Rigotti, presidente Cna Impresa Donna Brescia e Lombardia, “il merito di aver creato una rete territoriale che comprende lavoratori ed aziende. I datori, a questo punto, devono fare percorsi che valorizzino la flessibilità. Il salto da fare non è facile, pensare di impegnare risorse per conciliare i tempi può sembrare fuori luogo. Ma il circolo diventa virtuoso se le imprese vedono il vantaggio sociale ed economico di aiutare i loro dipendenti”. Dopo cinque anni di lavoro, invece, l’assessorato ai tempi del Comune di Brescia lascia alla città il Distretto della conciliazione. “Le smart city”, ha concluso l’assessore Claudia Taurisano, “non possono essere considerate solo digitali, perché devono essere innanzitutto innovative nel processo. In questi anni abbiamo creato un metodo, che deve essere sviluppato negli anni a venire. Importante sarà fare maggiore informazione riguardo a tutti i servizi attivati sul territorio”.

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